Cresce la tensione con la Turchia. Dall’Europa solidarietà a Grecia e Cipro

Cresce la tensione con la Turchia. Dall’Europa solidarietà a Grecia e Cipro

Una radicale presa di posizione a fianco di Grecia e Cipro nella contesa con la Turchia. Così si è espressa la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in occasione del discorso al termine del suo primo anno di mandato.

Con la diplomazia europea che si prepara al summit del 24 e 25 settembre, quando si cercherà di trovare una soluzione alle crescenti tensioni tra Turchia e Grecia nel Mediterraneo orientale, von der Leyen traccia netta la linea europea utilizzando parole forti: «Niente giustifica le intimidazioni di Ankara nei confronti di Grecia e Cipro nella disputa sulle risorse energetiche».

Ai due membri dell’Unione promette «piena solidarietà europea nella protezione dei loro legittimi diritti di sovranità». Mentre la Turchia è un «importante vicino, ma la cui distanza pare accrescersi».

Von der Leyen ha anche auspicato una diplomazia europea più coraggiosa e invitato l’Unione a dotarsi di meccanismi sanzionatori simili a quelli americani, viste le difficoltà a intraprendere azioni efficaci in diversi scenari, incluso quello del Mediterraneo orientale.

Difficoltà sottolineate anche dal deputato europeo belga Guy Verhofstadt, che attacca: «Discutiamo di tutto, di Turchia e delle trivellazioni in acque greche, ma non seguono né azioni né sanzioni», e punta il dito contro il Consiglio d’Europa: «Metà delle soluzioni ai problemi che stiamo affrontando sono bloccate lì».

Fase distensiva durata davvero poco. Ankara ieri ha ripreso le proprie azioni unilaterali e deciso di estendere la missione di un altro vascello, Yavuz, fino al 12 ottobre prossimo. La nave sarà scortata da vascelli militari e il comunicato navtex intima ad altre navi di non accedere all’area delle esplorazioni.Soltanto due giorni fa la presidente della Commissione aveva plaudito alla decisione turca di ritirare il vascello d’eplorazione Oruc Reis dalle acque contestate, nonostante la missione esplorativa dovesse ufficialmente continuare fino al 25 settembre. Una mossa di distensione che era stata apprezzata anche da parte greca, con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis che lo scorso 13 settembre annunciava: «La Grecia è pronta a riallacciare i contatti con la Turchia».Parole conciliatorie erano giunte anche da parte del portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin, che tramite Twitter aveva invitato Grecia ed Europa a un «approccio comprensivo e razionale basato su principi di equità che daranno significativi contributi».

Una mossa che ha fatto immediatamente scattare la reazione cipriota, con il presidente Nicos Anastasiades che ha bollato la decisione come un’infausta mossa, «proprio mentre l’Europa si prepara a iniziative che cercano di porre fine alle illegalità di Ankara».

Come se non bastasse, Ankara si trova a gestire anche le irrequietezze della Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Il presidente Mustafa Akinci ha più volte invocato la via della diplomazia come unica soluzione delle tensioni tra turchi, greci e ciprioti. Un segnale di quanto i turchi ciprioti percepiscano con crescente disagio le mosse unilaterali di Ankara. Akinci ha parlato di necessità di cambiamento, di una «madrepatria» che deve cessare il suo tutoraggio sulla «babypatria», e riconoscere Cipro Nord come uno stato in grado di autodeterminare il suo futuro. Un discorso che ad Ankara hanno registrato con enorme fastidio e che peserà come un macigno nelle prossime elezioni cipriote dell’11 ottobre

* Fonte: Dimitri Bettoni, il manifesto



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