Sanità: sotto accusa il «Modello Lombardo», parlano i testimoni del Covid

Sanità: sotto accusa il «Modello Lombardo», parlano i testimoni del Covid

Un’infermiera dal palco: «Non basta curare, bisogna prendersi cura delle persone. Per farlo va cambiata radicalmente la sanità lombarda»

MILANO. In piazza Duomo dietro allo striscione «Salviamo la Lombardia» l’appartenenza politica si è mischiata alla vita delle persone che hanno subito la gestione lombarda del Covid. La commozione si è mischiata alla richiesta di cambiamento, la rabbia alla consapevolezza che non è ancora finita. In migliaia, tutti con la mascherina, distanziati, sfidando un sole cocente, hanno ascoltato per un’ora e mezza i racconti e le testimonianze di diverse figure che da angolazioni diverse hanno portato in piazza il loro punto di vista. Tutte accomunate da una cosa: chi ha sbagliato deve andare a casa.

QUESTA PIAZZA NON NE PUÒ più del centro destra che governa la Lombardia da 25 anni, anche se rabbia e voglia di cambiamento devono misurarsi con il senso di impotenza e la paura che nulla cambi neanche dopo quanto successo in questi tre mesi. «Il Covid è stata la prova del loro fallimento che però arriva da lontano» dice un signore over 60. «Ma non so in quanti cambieranno idea sul governo di questa regione. Me lo auguro, ma non ne sono certo». Questo è uno dei temi che le piazze di Milano si portano dietro: quanto consenso c’è attorno a questa voglia di cambiamento nel resto della regione? «Ci sarà tempo per rispondere a questa domanda» è la considerazione più comune.

A TENERE PIAZZA DUOMO ordinata e in sicurezza ci hanno pensato oltre 100 volontari mobilitati dalle associazioni che hanno convocato la manifestazione: Milano 2030, Arci, Acli, I Sentinelli, Casa Comune, Medicina Democratica, Cittadini Reattivi, iCoinvolti. Con loro oltre 60 associazioni hanno aderito e in piazza si sono viste con bandiere, striscioni e cartelli autoprodotti. Prima degli interventi la piazza a omaggiato con un minuto di silenzio George Floyd inginocchiandosi come stanno facendo simbolicamente solidali in tutto il mondo.

AD APRIRE GLI INTERVENTI Cecilia Strada che ha ricordato che la metà dei morti Covid in Italia sono stati in Lombardia, da questa regione bisogna partire per capire le responsabilità della politica». Una signora ha raccontato della sua famiglia alle prese col Covid per oltre due mesi. «Ci siamo dovuti autogestire, ci siamo sentiti abbandonati dalla Regione». In tanti hanno raccontato delle ricadute psicologiche che ancora si fanno sentire. «È faticoso tornare alla normalità, quanto successo lascerà traccia».

UN ALTRO INTERVENTO ricorda che Milano «ha dimostrato senso di solidarietà, ad esempio con le brigate di giovani che hanno consegnato spesa e pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà come la mia». Le brigate però erano negli stessi minuti nell’altra piazza milanese, quella convocata fuori dal palazzo della Regione Lombardia. Una divisone che ha lasciato perplessi molti, qualcuno la butta sull’anagrafe: «i genitori sono qui in Duomo, i figli sono sotto la Regione». E in parte è così.

«TUTTO QUELLO CHE È SUCCESSO in questi mesi necessitava una risposta popolare» dice Luca Paladini dei Sentinelli, tra i promotori ma che come altre figure che hanno promosso questa manifestazione ha scelto di non parlare dal palchetto per lasciare spazio ad altre storie. «Si parla di seconda ondata ma il rischio in Lombardia è che ci sia un’unica onda», dice ai giornalisti. Il parlamentare di Leu Francesco Laforgia porterà la richiesta di commissariamento della sanità lombarda a Roma, anche perché entro agosto si vota il rinnovo della legge Maroni sulla sanità lombarda. «Da parlamentare voglio discuterne in parlamento, voglio sapere se quello lombardo è un modello oppure qualcosa da cambiare radicalmente».

IL TESTO CON LA RACCOLTA firme per il commissariamento promosso da Milano 2030 è già arrivato sul tavolo del ministro della Salute Speranza, anche lui di Leu. «Non basta curare, bisogna prendersi cura delle persone», ricorda un’infermiera nel suo intervento. «Per farlo va cambiata radicalmente la sanità lombarda». L’intervento più applaudito è quello di Vittorio Agnoletto, medico e attivista. «Dobbiamo trasformare la sofferenza in forza. Siamo qui per chiedere una cosa semplice: Fontana e Gallera se ne devono andare, la sanità deve essere commissariata». È l’applauso più forte anche se la richiesta di commissariamento non mette d’accordo tutti, tra i critici il Pd lombardo. La battaglia politica, dopo questo assolato pomeriggio in piazza Duomo, si sposterà sulla riforma della legge Maroni che entro agosto dovrà essere revisionata. Sarà quello lo strumento per riportare il pubblico al centro della sanità lombarda, si augurano i manifestanti di piazza Duomo. E proveranno a fare pressione sulla giunta Fontana per arrivare a questo cambio radicale. La prima mossa di Fontana però è stata richiamare Cl a dirigere le operazioni, cosa che non fa ben sperare chi è sceso in piazza.

IL PRESIDENTE LOMBARDO ieri non era a Milano, insieme a una delegazione lombarda ha incontrato Papa Francesco in Vaticano, il Papa più insultato dalla base leghista. Fontana lo ha invitato in Lombardia: «Una sua visita per noi sarebbe luce contro le tenebre».

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto

 

Foto: Milano InMovimento



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