Da piazza San Giovanni le critiche di Cgil, Cisl e Uil al cosiddetto “reddito di cittadinanza”

Da piazza San Giovanni le critiche di Cgil, Cisl e Uil al cosiddetto “reddito di cittadinanza”

La critica di Cgil, Cisl e Uil al sussidio detto impropriamente «reddito di cittadinanza» non è contro i poveri e i disoccupati, come hanno equivocato i Cinque Stelle, ma alla loro ipotesi di governo dei poveri. È una misura «ibrida», ha ribadito ieri il segretario della Cgil Maurizio Landini perché «mischia politiche del lavoro e sostegno al reddito». Così confusa, ha aggiunto dal palco di San Giovanni, «c’è il serio rischio di non far bene nessuna delle due cose».

Esiste un altro aspetto decisivo: il sussidio è vincolato agli sgravi fiscali (raddoppiati al Sud) agli imprenditori che assumeranno i beneficiari e ai premi di «produttività» previsti per chi tra centri per l’impiego, enti bilaterali e agenzie interinali riusciranno a «collocare» più sussidiati. Si replica così lo stesso meccanismo fallito con il Jobs Act e, allo stesso tempo, lo si allarga alla burocrazia pubblica e privata del collocamento. A scanso di equivoci, i sindacati potrebbero respingere l’idea di trasformare ancora la formazione professionale in un mercato assistito. La critica coglierebbe il problema generato da un’operazione caotica: da diritto sociale fondamentale della persona, svincolato da ogni obbligo, il «reddito» è diventato un veicolo finanziario per spostare ricchezza pubblica verso le imprese. Questa, del resto, è una delle differenze tra il workfare dei «populisti» (sussidi pubblici in cambio dell’obbligo al lavoro e alla formazione) e il «reddito di inclusione» (ReI), sostenuto insieme all’Alleanza contro la povertà. Sempre che il governo chiarisca quale sarà il ruolo dei servizi sociali e del terzo settore, il «ReI» è stato inglobato nel «reddito». Ciò porta ai problemi di cui parla Landini, ma non è detto che il ritorno al «ReI» sia la soluzione contro la povertà. Il fatto che abbia dato risultati insufficienti, non dipende solo dalla mancanza di finanziamenti da parte del governo targato Pd.

I confederali hanno criticato le tre offerte teoriche di lavoro ai disoccupati. «Il lavoro non c’è» perché «mancano gli investimenti». Qualora ci fossero, non è automatico che arrivino a chi lo cerca. E non è escluso che sia ancora precario e pagato peggio. In questo gorgo finiranno i seimila «navigator», co.co.co. formati dai precari dell’Anpal. Recluteranno altri lavoratori che, a loro volta, saranno precari. «Un capolavoro di intelligenza» ha ironizzato Landini. È uno degli aspetti paradossali di un sussidio che è contro la povertà, ma colpisce gli esclusi; obbliga alla mobilità forzata; penalizza le famiglie numerose e i senza fissa dimora; esclude gli stranieri extracomunitari residenti da meno di 10 anni.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO



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