Riace: «Il Nobel per la Pace al paese simbolo dell’accoglienza»

Riace: «Il Nobel per la Pace al paese simbolo dell’accoglienza»

«Mi porterò per tutta la vita il ricordo di questa giornata, di tutti voi, uno per uno». Sudato, pallido, mentre a tratti si teneva la testa per una evidente emicrania, sulle labbra un sorriso appena accennato: Mimmo Lucano ieri sera ha reagito così al tributo quasi da rock star che gli ha riservato Roma e in particolare il quartiere “rosso” di Garbatella per il conferimento della cittadinanza onoraria dell’VIII Municipio, appunto, grande come una città di medie dimensioni (250 mila abitanti) e il contemporaneo lancio della candidatura a Premio Nobel per la Pace della sua Riace.

Per lui, per ciò che rappresenta, applausi scroscianti a fiotti anche durante il suo intervento e un teatro Palladium stracolmo, sia in platea che nel loggione, tanto che si sono dovuti piazzare schermi all’esterno per chi non è riuscito a trovare posto dentro per l’intera serata, tre ore di interventi, proiezioni di foto di Riace, musica, preceduti da uno spettacolo teatrale bello e complesso degli alunni di una scuola media romana.

«Mimmo! Mimmo!» in piedi a ritmare, fischi di approvazione, giovani dalla pelle scura che vanno a stringergli la mano, e lui lì sul palco con la sua faccia stanca, a raccontare di nuovo tutta la storia – «che vista da lontano, ora sono tre mesi che non posso mettere piede a Riace, sembra una favola» – del paesino spopolato della Locride dove un giorno «il vento» ha fatto arenare, alla marina, un veliero», una barca alla deriva carica di fuggiaschi, in gran parte curdi. «Riace – racconta Lucano – ora è tornata a essere quella che era prima dell’arrivo della nave, sono rimaste in tutto un centinaio di persone, tra residenti e migranti, nell’incertezza e con poca speranza. Si sa che le cose hanno anche un inizio e una fine, ma la chiusura è stata tardiva, abbiamo dimostrato che un’accoglienza solidale, basata sull’incontro e non sulla diffidenza, è possibile».

Ora il modello Riace ha nuove gambe e non solo quelle della presentazione della candidatura a Stoccolma. Ieri mattina Lucano stesso ha partecipato alla conferenza stampa del progetto della Federazione Chiese evangeliche che conta di riattivare le strutture di Riace per l’accoglienza di nuclei di migranti in arrivo grazie ai corridoi umanitari attivati in collaborazione con la Comunità Sant’Egidio. Le Chiese evangeliche hanno attivato donazioni anche in Westfalia e Stati Uniti anche per potenziare le ricerche in mare dei barconi con l’ong Proactiva Openarms, SeaWatch e Pilotyes Volontaires e istituito borse di studio per i ragazzi che vivono nella baraccopoli di San Ferdinando e vengono schiavizzati dai caporali come braccianti nella piana di Gioia Tauro, non troppo distante da Riace. E anche il miraggio del Nobel, ha per sponsor – oltre alla rete di comuni solidali Re.Co.Sol, il presidente dell’VIII municipio Amedeo Ciaccheri e la rivista Left- dallo scrittore Erri De Luca, alla vice presidente del Parlamento greco. Inoltre Mimmo Lucano è diventato anche un simbolo, una bandiera.

Non ha fatto alcun accenno a volersi c candidare alle elezioni europee, come non aveva escluso giorni fa durante il conferimento della cittadinanza onoraria del comune di Sutri dalle mani del sindaco Vittorio Sgarbi, ma è chiaro che la sua presenza richiama valori condivisi e passione in larga parte di una sinistra per altro verso frammentata e dispersa. Così, ieri al Palladium, mentre il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti è stato tra i primi a parlare e ha espresso «sostegno totale» alla candidatura e al modello Riace, Mimmo Lucano, al pari di padre Alex Zanotelli, non hanno lesinato critiche all’ex altro candidato alla segreteria Pd, ex ministro dell’Interno Marco Minniti accusandolo di aver «aperto la strada al razzismo di Stato, alla persecuzione delle ong che fanno solidarietà». «L’ex ministro – ha ricordato Lucano – ha detto di recente che stava dalla parte mia e di Riace, perché me lo dice dopo un anno? Mentre io celebravo un matrimonio, lui perché non mi aiutava e invece faceva accordi con capitribù libici perché arrestassero i migranti». E difende ancora, invece, il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, recentemente coinvolto in una inchiesta di appalti finiti forse in mano alle ‘ndrine senza però alcun reato associativo contestato, arrivando anzi a pensare che Oliverio sia stato sottoposto a una procedura «del fango» proprio per il suo impegno diretto a eliminare la baraccopoli di San Ferdinando anche con l’aiuto del sindaco di Riace Lucano.

* Fonte: Rachele Gonnelli, IL MANIFESTO



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