Gaza, centro al Meshal: «Gli israeliani ci bombardano anche la cultura‎»

Gaza, centro al Meshal: «Gli israeliani ci bombardano anche la cultura‎»

Gaza.  Ieri altri due palestinesi uccisi da soldati israeliani durante le manifestazioni della Marcia del Ritorno

GERUSALEMME. Chitarre, batteria, piano elettrico, strumenti vari e voce. Al Anqaa, band collettiva ‎di giovani di Gaza, ha tenuto ieri un concerto sulle macerie del Palazzo della ‎cultura al Meshal di Shate, polverizzato giovedì pomeriggio da due missili ad alto ‎potenziale sganciati da un F-16 israeliano. Non ci sono stati morti, “solo” 18 feriti ‎e decine di case circostanti danneggiate. E’ stato una sorte di rito funebre in musica ‎più che un concerto, in onore di quello che era uno dei rari spazi culturali a ‎disposizione di due milioni di palestinesi. Gaza in queste ore piange per il ‎paramedico volontario Abdallah al Qatati e il 55enne Said al Alul, colpiti a morte ‎ieri dal fuoco dei soldati israeliani durante le manifestazioni della “Marcia del ‎Ritorno” nonché per la giovane mamma Enas e la sua figlioletta Bayan uccise ‎mercoledì notte da un bombardamento. E piange anche per un’altra delle sue ‎infrastrutture civili che non potranno mai più essere utilizzate. L’edificio ospitava ‎un teatro, una biblioteca, uffici di varie associazioni culturali e un centro per la ‎comunità egiziana di Gaza‏.‏‎ Le forze armate israeliane, attraverso un portavoce, ‎Avichay Adraee, dicono di averlo distrutto perché parte di esso veniva utilizzato ‎dall’ala militare di Hamas, le Brigate Ezzedin al Qassam. Idris Taleb, regista ‎teatrale che nel al Meshal ci lavorava da quando aveva 18 anni, ieri si affannava a ‎ripetere ai giornalisti che in quel palazzo si facevano solo programmi culturali e ‎spettacoli artistici.‎«Lì dentro ci sono stato per più di otto anni e non ho mai notato ‎nulla che fosse legato alla politica. Non in passato e neppure di recente‎».

‎ Da due mesi un gruppo di giovani attori provava sul palcoscenico dell’al ‎Meshal uno spettacolo teatrale, “Iniezione di anestetico”. Sarebbe andato in scena ‎durante le prossime festività dell’Eid al Adha, la festa islamica del sacrificio che ‎cade nella seconda metà di agosto. Giovedì mattina avevano cominciato a montare ‎le scene e le decorazioni. Nel pomeriggio l’edificio, non c’era più. Per Idris Taleb‏ ‏‎«Gli israeliani distruggono anche le strutture culturali. Sanno che la cultura è ‎un’altra forma di resistenza del nostro popolo‎». Il centro al Meshal era utilizzato ‎per iniziative culturali anche da associazioni e ong straniere. ‎«Prima che ‎annunciassero la tregua (tra Israele e Hamas), l’aviazione israeliana ha giusto fatto ‎in tempo a ridurre in cenere questa struttura, uno dei pochi cinema e teatri ‎disponibili a Gaza, utilizzato dalla popolazione locale per attività culturali e di ‎intrattenimento tra i giovani, le donne e i bambini. Era fondamentale per lo ‎scambio culturale, per la creatività artistica dei palestinesi di Gaza‎», ci diceva ieri ‎Meri Calvelli, direttrice del Centro Italiano di Scambi Culturali –Vik. ‎«Anche noi ‎usavamo spesso la sala del teatro – ha aggiunto – per eventi nell’ambito di progetti ‎di scambio e formazione tra Italia e Gaza, per attività circensi, per la danza, le ‎esposizioni artistiche e i concerti. Aveva ospitato anche il Festival del ‎cortometraggio, Nazra‎». Nel centro al Meshal si è svolta qualche anno fa una ‎commemorazione di Vittorio Arrigoni, lo scrittore, giornalista e attivista ‎assassinato a Gaza nel 2011. In suo onore una band palestinese cantò “Bella ciao” ‎in perfetto italiano. ‎
‎ Ieri le manifestazioni della Marcia del Ritorno a ridosso delle linee di ‎demarcazione con Israele si sono di nuovo bagnate di sangue. L’uccisione di ‎Abdallah al Qatati ha ricordato quella di un altro paramedico, la giovane Razan al ‎Najjar. Il ministero della sanità al termine della giornata ha dato un bilancio di 170 ‎feriti, 45 dei quali colpiti da proiettili. ‎

* Fonte: IL MANIFESTO



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