Rivolta di vescovi contro l’«arruolamento» di Giovanni XXIII nell’esercito

Rivolta di vescovi contro l’«arruolamento» di Giovanni XXIII nell’esercito

No a papa Giovanni in mimetica, anfibi ed elmetto. Cresce fra i cattolici la protesta contro la decisione vaticana di proclamare Giovanni XXIII patrono dell’esercito.

Quattordici vescovi e alcune personalità del mondo cattolico (fra cui don Ciotti, padre Zanotelli, lo storico Alberto Melloni, la presidente delle teologhe italiane Cristina Simonelli) hanno firmato una lettera aperta, promossa da Pax Christi, che esprime «profondo disappunto di fronte alla dichiarazione di san Giovanni XXIII papa quale patrono presso Dio dell’Esercito italiano» e chiede di «rivedere la decisione».
Sono stati l’Ordinariato militare, guidato dall’arcivescovo-generale di corpo d’armata Marcianò, e i vertici delle Forze armate a volere fortemente papa Roncalli patrono dell’esercito. Lo scorso 17 giugno l’ultraconservatore card. Sarah, prefetto della Congregazione vaticana per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha firmato il decreto di proclamazione. E il 12 settembre, nella sede dello Stato maggiore dell’Esercito, mons. Marcianò lo ha consegnato al generale Errico, presente la ministra della Difesa Pinotti.

Nel mondo cattolico pacifista è subito montata la protesta: Pax Christi per prima ha criticato la scelta; mons. Nogaro, ex vescovo di Caserta, ha qualificato come «infamia» questo «patronato militaresco»; Noi Siamo Chiesa ha parlato di «sopruso che offende il Vangelo».

Ora la lettera aperta, sottoscritta da quattordici vescovi (fra cui i presidenti di Pax Christi International e Italia) che contestano la decisione e chiedono alla Santa sede di ripensarci. «Come può il papa della Pacem in terris, del Concilio Vaticano II e del dialogo proteggere un corpo armato che, per sua natura, imbraccia mezzi di morte e distruzione?», si legge. «In un mondo segnato da una «terza guerra mondiale a pezzi», da un aumento vertiginoso delle spese militari, da nuovi muri che si innalzano tra popoli e frontiere, la nostra Chiesa non ha bisogno di santi che proteggano gli eserciti quanto piuttosto di valorizzare il senso e l’amore per la pace, quella disarmata, fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore, come ricorda la Pacem in terris». Troppo spesso «la parola pace è usata per mascherare operazioni di guerra», invece «riteniamo che la pace vada costruita con strumenti di pace». Piuttosto papa Giovanni sia «proposto a protezione di quanti, credenti e non, si adoperano per un’umanità libera da eserciti e sono impegnati con lo strumento della nonviolenza attiva nel disinnescare e risolvere i conflitti».

Domani si apre l’assemblea della Cei, la prima guidata dal nuovo presidente card. Bassetti, a cui pure è indirizzata la lettera: manifesterà la propria perplessità? Il prossimo 11 ottobre, memoria liturgica di san Giovanni XXIII, a san Pietro Roncalli sarà proclamato per la prima volta patrono dell’esercito, davanti a settemila militari, ricevuti in udienza dal papa. A meno che lo stesso Francesco o qualcun altro in Vaticano non ordini il dietrofront.

FONTE: Luca Kocci, IL MANIFESTO



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