Nuova sfida di Orbán all’Europa con la costruzione di un secondo muro

Nuova sfida di Orbán all’Europa con la costruzione di un secondo muro

Le autorità ungheresi stanno rafforzando la protezione antimigranti, realizzata nel 2015 al confine serbo, con l’aggiunta di una seconda barriera dotata di sensori e telecamere. Secondo quanto riferito da György Bakondi, consulente del primo ministro Viktor Orbán per la sicurezza, i lavori sono già iniziati; un primo tratto di barriera è stato eretto a titolo sperimentale e, secondo l’interessato, ha dato buoni risultati. I test sono stati condotti entro un raggio di 10 chilometri e i sensori avrebbero dato l’allarme nel modo dovuto. Il ministero dell’Interno ha stanziato la somma di 130 milioni di euro per costruire la barriera “intelligente” che per le autorità di Budapest è un dispositivo necessario visto che, come sottolinea il governo, l’emergenza è tutt’altro che conclusa. Secondo Bakondi i flussi dell’immigrazione clandestina sono destinati ad aumentare e ci sarebbero almeno 80 mila migranti che si avvicinano lungo la rotta balcanica per entrare nel territorio dell’Ue attraverso l’Ungheria.

Il governo Orbán mantiene, quindi, la linea della fermezza per gestire il fenomeno dell’immigrazione. Tra l’altro, il suo esecutivo, aveva annunciato, all’inizio dell’anno il ricorso alla custodia cautelare per gli immigrati nel corso delle procedure per esaminare le richieste di asilo. Con questa disposizione chiunque faccia questo tipo di richiesta non potrà muoversi liberamente ma dovrà alloggiare in centri dotati di mega container che, sorvegliati dalla polizia, potranno accogliere da 200 a 300 persone.

A causa delle pressioni fatte dall’Ue e dall’ONU, l’Ungheria aveva  sospeso questa pratica nel 2013, salvo poi decidere di reintrodurla per una questione di sicurezza. Orbán ha ammesso che tale procedura va contro le norme internazionali accettate dall’Ungheria ma ha anche precisato che la cosa non avrebbe distolto il governo dal realizzare i suoi piani in ambito migranti e dal ripristinare, quindi, la custodia cautelare per i richiedenti asilo.

Quello del premier ungherese nei confronti dell’Ue e delle organizzazioni internazionali è un atteggiamento di sfida. Esso è basato sulla convinzione che ogni paese europeo ha il diritto di organizzarsi come meglio crede per contrastare un fenomeno che, a detta di Orbán, mette in serio pericolo l’esistenza stessa dell’Europa, la sua identità e la sua sicurezza. Quindi, per il premier di Budapest, il paese non può affidarsi a una soluzione qualunque eventualmente concepita dall’Ue. A suo parere i migranti sono una minaccia per la cultura ungherese ed europea e un veicolo di terrorismo; secondo questa logica l’Ungheria deve sorvegliare meglio i suoi confini per la sua sicurezza e per quella dell’Ue.

È evidente che la questione migranti è uno dei diversi spunti di critica di Orbán verso l’Ue. Il primo ministro ungherese ha un rapporto conflittuale con l’Unione ma non ama definirsi “euroscettico”, bensì “eurorealista”, uno che parla chiaro mettendo da parte l’ipocrisia del “politicaly correct” e dice le cose come stanno. Questa è la linea che l’ha portato a dire che “in Europa viviamo in un’epoca di ingenuità e incapacità”, che “gli immigrati non sono solo vittime dei trafficanti, ma anche dei politici europei che contribuiscono al fenomeno della migrazione illegale con la politica dell’accoglienza”.  Con l’elezione di Trump Orbán – e chiunque la pensi come lui, semplice cittadino o leader politico – ha trovato una sponda importante a sostegno o meglio, ad avvaloramento delle sue tesi sulla riscossa dell’Occidente di cui, secondo il capo del governo ungherese, l’approdo del nuovo presidente alla Casa Bianca è un segno. Per Orbán il progetto europeo e le ambizioni federaliste hanno mostrato di non approdare a nulla. Col suo governo sostiene la tesi di un’Europa delle nazioni, la sola che a suo avviso possa durare nel tempo e avere la forza di superare crisi ed emergenze come quella rappresentata dall’immigrazione clandestina.

giornalista e direttore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

Fonte: ISPI



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