Aleppo, tacciano le armi. Fine dell’assedio

Aleppo, tacciano le armi. Fine dell’assedio

L’assedio di Aleppo volge al termine – come riferivano ieri fonti dell’esercito regolare siriano, che controlla ormai il 98% della città, l’annuncio potrebbe arrivare in qualsiasi momento – ma non le tribolazioni dei civili presi tra due fuochi.

Mentre sia il Consiglio di sicurezza dell’Onu che la Lega araba si riunivano in fretta e furia, ieri sera veniva diffusa la notizia di un accordo per il cessate il fuoco raggiunto sul campo. Non proprio una tregua di 24 ore come invocavano Onu e Usa per evacuare 100 mila civili da Aleppo est, ma una possibilità per gli ultimi combattenti anti-Assad che ancora resistono di lasciare la città. Portando con sé solo le armi leggere, come riferiva Yasser al-Yusuf della brigata Nurdin Az-Zinki. «Con le loro famiglie e i feriti – aggiungeva l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin -, liberi di scegliere la destinazione sulla base dei corridoi aperti in più direzioni». Il ritiro renderebbe a quel punto inutile l’evacuazione di massa dei civili, sottolinea Mosca. Tanto più che alcune comunità, come gli armeni, già festeggiano la liberazione della città.

Non è chiaro se oltre ai ribelli cosiddetti «moderati» l’accordo include anche le varie formazioni jihadiste affiliate ad al Qaeda e all’Isis, con le quali Mosca e Damasco hanno sempre evitato di scendere a patti.

Prima dell’accordo, per tutta la giornata di ieri le Nazioni unite avevano rilanciato pesanti accuse all’indirizzo delle truppe di Damasco, responsabili secondo vari report di esecuzioni extragiudiziarie nei quartieri passati di mano negli ultimi giorni, con almeno 82 civili tra le vittime. «Abbiamo notizie di gente uccisa in strada o nelle proprie case mentre tentava di fuggire – ha detto il portavoce dell’Onu Rupert Colville – e i morti potrebbero essere molte di più». L’Unicef rincarava la dose, denunciando che un centinaio di bambini, in gran parte non accompagnati, erano intrappolati in un edificio di Aleppo est in balia dei combattimenti.

Da parte sua il governo siriano negava ogni addebito e insieme all’alleato russo ribadiva che erano i «terroristi» a trattenere «oltre 100 mila persone come scudi umani». Il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov è tornato ad accusare Washinghton, che «chiede continuamente una tregua ma non ha fatto nulla per dividere i ribelli “moderati” dai jihadisti». Come da accordi.

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