Frana nella cava di marmo due operai sotto le rocce

Frana nella cava di marmo due operai sotto le rocce

CARRARA Abbaiano i cani dei vigili del fuoco cercando fra i massi franati. Rocce, pezzi di marmo. Trenta metri di montagna crollati all’improvviso hanno sepolto due cavatori, un terzo che era imbracato alla parete è rimasto sospeso nel vuoto: ferito, svenuto. «L’abbiamo salvato calando il verricello dall’elicottero» racconta un soccorritore. Un quarto lavoratore, il geologo, direttore della cava, è stato colpito da malore. Bacino del Gioia, fra Carrara e Colonnata. C’è una piccola cava in mezzo alle altre, si chiama Antonioli è lì che ieri alle 13,38 è successo l’incidente: «Aiuto, è una tragedia» ha gridato un operaio dalla ricetrasmittente collegata al 118. «Stavano mettendo in sicurezza quella parete della montagna — spiega un cavatore — sezionavano un costone quando due sono scesi dalla tagliatrice perché la macchina si era fermata, forse si era incastrata la lama».

È soltanto un’ipotesi, la magistratura ha aperto un’inchiesta. Il crollo, annunciato da un boato, è stato devastante. Più di duemila tonnellate di marmo e detriti hanno inghiottito Federico Benedetti, 48 anni e Roberto Ricci Antonioli, 55 anni, due cavatori esperti, hanno trascinato a valle un pesante macchinario accartocciandolo come fosse niente. «Cercateli ancora» piange una donna in cima a una piazzola davanti ai terrazzamenti che qui chiamano “bancate”. Si abbracciano in silenzio i cavatori. Il figlio di Federico era anche lui nella cava ieri, si è salvato perché non stava bene e ha chiesto di tornare a casa. Ha vent’anni.

Arrivano i sindaci di Massa e di Carrara, siamo sul filo di un confine. Arriva anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Si accendono le fotocellule dei soccorritori. Prima di poter intervenire i vigili del fuoco con le squadre speciali, hanno dovuto mettere in sicurezza quel costone di montagna perché c’era il pericolo di altri crolli.

Tre gravissimi incidenti in cava a Carrara negli ultimi otto mesi. Ma se si guarda più indietro, agli ultimi dieci anni, si contano nove morti e 1.258 infortuni, una media di uno ogni due giorni lavorativi. È un’emergenza che i sindacati denunciano da tempo. Oggi Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato una giornata di sciopero, dalle cave alle segherie, ai laboratori: tutta la filiera. «Chiederemo al sindaco di Carrara, Angelo Zubbani il ritiro della concessione per chi non rispetta le norme di sicurezza, si sospendano le licenze» spiegano alla Cgil. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi ha il viso segnato, scende dalla jeep della Protezione civile e dice: «Di lavoro non si deve morire, cambiamo le regole se necessario. Dobbiamo fare in modo che la sicurezza prevalga sugli interessi economici». Fra la gente della zona, fra Colonnata e Carrara qualcuno racconta di aver sentito nei giorni precedenti l’incidente delle esplosioni: «È stato più o meno all’ora di pranzo di mercoledì — riferiscono marito e moglie che abitano a Carrara — non abbiamo capito cosa fosse e non sappiamo nemmeno dire se ci possa essere un collegamento con l’incidente successivo. Sembrava l’esplosione di una mina».



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