Strage in mare, sei piccole vittime Sui migranti è scontro Ue-Italia

Strage in mare, sei piccole vittime Sui migranti è scontro Ue-Italia
ROMA È l’ultimo atto di uno scontro che va avanti ormai da mesi: Unione europea contro Italia per la «schedatura» dei migranti. E si consuma nel giorno dell’ennesima strage in mare con sei bambini, uno era neonato, morti per il naufragio di un gommone pieno di profughi afghani avvenuto al largo di Cesme, nella provincia di Smirne, sulla costa egea della Turchia. Sono otto i sopravvissuti, ma il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore visto che nessuno è in grado di sapere quante erano davvero le persone a bordo. Nella stessa zona è affiorato ieri il corpo di una bimba siriana di 5 anni, identificata come Sajida Ali, che sarebbe annegata in un naufragio di alcuni giorni fa. Una tragedia senza fine, di fronte alla quale l’Europa torna evidentemente a dividersi.
I vertici del Viminale sono volati a Bruxelles per passare al contrattacco, ma le giustificazioni potrebbero non bastare per scongiurare l’avvio della procedura d’infrazione contro il nostro Paese. L’accusa è pesante, sempre la stessa, e riguarda il mancato fotosegnalamento di chi chiede asilo. Secondo la commissione guidata da Jean Claude Junker all’appello mancherebbero almeno 60 mila stranieri giunti sulle nostre coste nell’ultimo anno. Una contestazione che il capo del dipartimento Immigrazione Mario Morcone ha respinto consegnando una relazione preparata dal capo della polizia Alessandro Pansa e durante un’audizione di fronte alla commissione del parlamento europeo: «Nei nostri confronti c’è un pregiudizio di tipo politico. Abbiamo fotosegnalato l’80 per cento delle persone, manca una parte di eritrei e siriani che rifiutano di farsi prendere le impronte anche facendo resistenza fisica. Per questo d’ora in poi sarà videoregistrata la procedura di chi si oppone».
La questione esplode nei mesi scorsi, mentre l’Europa è invasa da migliaia di profughi. La prima ad accusare l’Italia è la cancelliera tedesca Angela Merkel: «È evidente che attualmente la registrazione dei profughi nei Paesi alle frontiere esterne dell’Ue non funziona». A settembre anche la Francia si schiera contro di noi e in una lettera inviata al direttore generale per gli Affari Interni e l’Immigrazione Matthias Ruete, Pansa evidenzia come sia «raddoppiato il numero delle persone fotosegnalate» sottolineando di essere «perfettamente in regola con quanto previsto dalle norme europee perché l’unico problema riguarda eritrei e siriani che temono di non poter poi raggiungere lo Stato che hanno scelto come destinazione finale e dunque vengono soltanto fotografati». Il trattato di Dublino impone di rimanere nello Stato di primo ingresso fino al termine della procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato, dunque chi vuole raggiungere il Nord Europa cerca di sfuggire alla registrazione.
Qualche settimana fa la Commissione chiede nuovi chiarimenti, minaccia l’avvio della procedura di infrazione. Morcone vola a Bruxelles, consegna la relazione con i dati. Spiega che dal 1°gennaio al 7 dicembre «sono entrati in Italia 149.110 migranti, di cui 38.205 eritrei e 7.401 siriani». Chiarisce: «Il 20 per cento che non risulta fotosegnalato appartiene nella maggior parte dei casi agli eritrei che, come si sa, chiudono i pugni e si oppongono in ogni modo alla registrazione delle impronte digitali. Un atteggiamento registrato anche altrove senza che siano formulate le stesse accuse». Morcone non lo dice, ma il riferimento è a Germania, Austria, Slovenia e Ungheria che nei giorni di massimo afflusso alle frontiere avevano allentato i controlli proprio come in Italia durante l’emergenza legata agli sbarchi.
Fiorenza Sarzanini


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