Il boom del pensionato emigrante

Il boom del pensionato emigrante

WorldWideInps. +65% nel 2014. Pagati all’estero 400mila assegni per oltre un miliardo. Boeri (Inps) propone di smettere di pagargli le prestazioni non contributive. Gli immigrati che hanno lavorato in Italia hanno lasciato 3 miliardi di euro in contributi non riscossi. Che fine faranno queste risorse? Saranno restituite o usate per altro?

Boom di pen­sio­nati all’estero e l’Inps pensa di smet­tere di pagar­gli le pre­sta­zioni non con­tri­bu­tive. L’intervento riguar­de­rebbe 36.578 pen­sio­nati ed è stato ipo­tiz­zato ieri dal pre­si­dente dell’Inps Tito Boeri durante la pre­sen­ta­zione del rap­porto «World­Wi­deInps. L’Inps e le pen­sioni all’estero» rea­liz­zato dalla dire­zione cen­trale Con­ven­zioni inter­na­zio­nali e comunitarie.

«Que­sto feno­meno erode la base impo­ni­bile — sostiene Boeri — Molti pen­sio­nati otten­gono l’esenzione dalla tas­sa­zione diretta e non con­su­mano in Ita­lia, con effetti quindi anche sulla tas­sa­zione indi­retta. Il feno­meno non è com­pen­sato da flussi in ingresso di pen­sio­nati Inps che rien­trano: 24.857 dal 2003 al 2014». Boeri ha aggiunto che «l’Italia è uno dei pochi paesi a rico­no­scere la por­ta­bi­lità extra-Ue della parte non-contributiva delle pen­sioni. Nell’ambito dell’Ue que­sta opzione non è più data in virtù dei rego­la­menti comu­ni­tari». «Paghiamo così — ha con­ti­nuato — inte­gra­zioni al minimo e mag­gio­ra­zioni sociali a per­sone che vivono e pagano le tasse altrove, ridu­cendo il costo dell’assistenza sociale in que­sti paesi. Men­tre in Ita­lia non abbiamo una rete di assi­stenza sociale di base». «Con­ti­nuiamo a pagare assi­stenza sociale ad altri paesi, men­tre non abbiamo ancora costruito un sistema di assi­stenza di base per chi vive e paga le tasse in Ita­lia. Per­ché — ha con­cluso Boeri– non smet­tere di pagare pre­sta­zioni non con­tri­bu­tive all’estero?».

Il feno­meno è in cre­scita da undici anni e non ha nulla a che vedere con la «fuga dei cervelli».In que­sto caso la per­dita è netta per il paese che non farà nem­meno lo sforzo di pagar­gli le pen­sioni. Il caso della fuga dei pen­sio­nati è stato acce­le­rato dal boom di pen­sio­na­menti e pre-pensionamenti avve­nuti negli ultimi cin­que anni durante i quali pen­sio­nati emi­granti sono pas­sati dai 2.553 del 2010 a 5.345 nel 2014 (+109%). Dal 2003 al 2014 oltre 36.500 per­sone hanno deciso di pas­sare all’estero la loro vec­chiaia. La ragione è evi­dente: il costo della vita più basso. Non si è ancora capito se gli si voglia adde­bi­tare l’intenzione di appro­fit­tare del wel­fare ita­liano che hanno finan­ziato con il loro lavoro. Se que­sto è un caso, ne vedremo le conseguenze.

«L’Inps eroga all’estero, ogni anno, circa 400mila trat­ta­menti pen­sio­ni­stici, in oltre 150 Paesi. Il 61% sono di vec­chiaia o di anzia­nità, il 4% di inva­li­dità e il 35% sono ero­gate ai super­stiti. Di que­ste, più del dop­pio delle pen­sioni di anzianità-anticipata sono ero­gate a favore di pen­sio­nati uomini, a con­ferma del fatto che l’emigrazione maschile è stata più nume­rosa di quella fem­mi­nile e della cir­co­stanza che, per il loro tra­di­zio­nale ruolo nell’organizzazione fami­liare tra­di­zio­nale e per le dif­fi­coltà ad acce­dere al mondo del lavoro, non sem­pre le donne hanno matu­rato con­tri­bu­zione utile per acce­dere alle pensioni».

Il rap­porto sostiene che sono quasi 200 mila stra­nieri con oltre 66 anni e 3 mesi di con­tri­bu­zione a non avere rice­vuto alcuna pre­sta­zione. I loro con­tri­buti, capi­ta­liz­zati in base alle regole del sistema con­tri­bu­tivo, val­gono tre miliardi di euro. ci sono 4,2 milioni di posi­zioni con­tri­bu­tive ante 1996 e dun­que sog­gette ai requi­siti con­tri­bu­tivi minimi. Que­ste posi­zioni hanno sin qui ero­gato con­tri­buti che, capi­ta­liz­zati, val­gono 56 miliardi. Se il 21% non prende pen­sioni, abbiamo già oggi circa 12 miliardi di mon­tante con­tri­bu­tivo che non darà luogo a pen­sioni». Il punto è: che fine faranno que­ste risorse e come saranno impiegate?



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