Solo uno su tre può risparmiare Istat: frena il Pil

Solo uno su tre può risparmiare Istat: frena il Pil
MILANO . C’è la crisi e gli italiani si sentono più poveri, anche se, in realtà, la ricchezza in mano alle famiglie è aumentata. E’ la fotografia scattata dal rapporto Consob-Eurisko, presentato a Roma ieri. Giorno in cui, peraltro, l’Istat, nella nota mensile, ha rilevato che «la ripresa economica prosegue, ma le informazioni provenienti dai settori produttivi indicano una intensità più contenuta rispetto al primo trimestre ». E ancora, prosegue l’Istat: «L’indice composito anticipatore dell’economia ha evidenziato in aprile una decelerazione, proseguendo la tendenza in atto da febbraio».
Di certo la crisi ha comportato un aumento della vulnerabilità finanziaria percepita dagli italiani. Il 30% delle famiglie interpellate da Consob-Eurisko, vale a dire un terzo, afferma, infatti, di essere in grado di risparmiare «qualcosa» o «a sufficienza », mentre il 45% dichiara che il reddito disponibile basta appena a coprire le spese, il 15% ha intaccato i risparmi e il restante 11% si trova costretto a indebitarsi. Sono soprattutto gli individui con basso livello di istruzione, del centro-sud, e, tra gli occupati, i lavoratori autonomi ad avere più difficoltà a mettere da parte denaro.
Tuttavia, dal rapporto emerge che, nell’ultimo biennio, la ricchezza netta delle famiglie italiane è cresciuta del 3,4%, mentre il tasso di risparmio, sebbene a fine 2014 risultasse ancora inferiore ai valori ante crisi del 2008, registra «un’inversione di tendenza rispetto alla dinamica calante» innescata dalle turbolenze economiche.
E’, inoltre, inevitabile che la crisi continui a influenzare le scelte di investimento delle famiglie. Dall’indagine Consob- Eurisko, emerge, nel 2014, un aumento nei portafogli di liquidità e depositi, a scapito di fondi comuni, obbligazioni e azioni. Qualunque prodotto scelga, però, l’italiano medio, a dispetto di quel che crede, appare tendenzialmente ignorante in finanza. «Nonostante la diffusa percezione positiva delle proprie competenze in materia di scelte economiche e di investimento – si legge nel rapporto Consob-Eurisko – le conoscenze finanziarie e le capacità logico- matematiche degli italiani rimangono basse. Inflazione, diversificazione, relazione rischio- rendimento, interesse semplice e rendimento atteso di un investimento continuano a essere nozioni poco note e di difficile applicazione». Per esempio, quasi la metà delle famiglie dichiara di non conoscere o definisce in modo errato il concetto di inflazione.
Il rapporto Consob-Eurisko sottolinea poi una correlazione tra genere, istruzione e area di residenza, da una parte, e scelte finanziarie, dall’altra. In pratica, gli uomini ne sanno più delle donne, i laureati più dei diplomati e i residenti al Nord più di chi sta al Sud Italia. Non a caso, l’identikit dell’investitore più diffuso è: uomo tra 45 e 64 anni, con un livello di istruzione elevato, e inserito in una famiglia abbiente delle regioni settentrionali. Un’altra tendenza che emerge dal rapporto Consob- Eurisko è quella degli investitori italiani di seguire il “passa parola” e in generale un approccio “fai da te” per la scelta dei prodotti finanziari. Nel dettaglio, il 44% degli intervistati sceglie come investire dopo aver consultato familiari e conoscenti, il 22% si affida ai consigli di un esperto o gli delega direttamente la gestione del portafoglio, mentre il 15% decide in autonomia.


Related Articles

Paradise Papers. La «classe miliardaria» sotto attacco di Sanders e Corbyn

«Questo nuovo scandalo dimostra ancora una volta come alcune aziende e ricchi individui siano pronti a fare di tutto per non pagare le tasse»

Il Ruolo dell’Istituto e le Nuove forme di Capitale

Eppur si muove. Le resistenze sono state vaste e radicate, ma alla fine il governo ha varato la cessione di Sace, Simest e Fintecna alla Cassa depositi e prestiti al prezzo di 10 miliardi e la costituzione di due fondi d’investimento promossi dalla stessa Cassa per valorizzare gli immobili pubblici e le partecipazioni azionarie degli enti locali, e di un terzo fondo, promosso dall’Agenzia de demanio, per riqualificare il patrimonio pubblico ricompreso nel federalismo fiscale (materia, in verità , alquanto criptica).

Il giudice condanna la Magneti Marelli Non si può escludere la Fiom da un’azienda solo perché non ha sottoscritto il contratto

Comportamento antisindacale per aver messo fuori la Fiom dallo stabilimento di Bari 
«La sottoscrizione del contratto in azienda non misura la rappresentatività  di un sindacato»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment