Grecia, accordo vicino. Bruxelles: piano esauriente. Euforia in Borsa

Grecia, accordo vicino. Bruxelles: piano esauriente. Euforia in Borsa
BRUXELLES. Adesso che Tsipras ha fatto un’altra inversione a U e propone un pacchetto di tagli, tasse e riforme perfino più duro di quello bocciato nel referendum, la strada del salvataggio della Grecia si spiana in Europa. Il sì del Parlamento greco è scontato. Ma nelle prossime settimane ci si chiede se la marcia indietro del governo potrà in qualche modo destabilizzare il quadro politico. E’ una domanda che si porranno oggi i ministri dell’Eurogruppo per decidere se avviare la discussione sui 53 miliardi del terzo prestito- salvagente chiesto dalla Grecia. Paradossalmente, anche se le cancellerie non lo amano, Tsipras diventa adesso ai loro occhi il garante del nuovo programma. Se all’orizzonte si dovessero profilare elezioni imminenti, gestite magari da un governo di transizione, il rischio di una nuova vittoria del fronte anti-austerithy potrebbe invitare i creditori alla cautela. Nessuno ha voglia di un sequel della telenovela greca.
Ma ieri era il tempo dell’ottimismo. Un sentimento trascinato dai mercati prima ancora che dai politici. Tutte le borse europee hanno registrato forti rialzi, mediamente intorno al tre per cento. Gli spread si sono ridotti, quello italiano è sceso a 124 punti guadagnandone venti in una sola giornata. L’euro si è rafforzato su tutte le piazze. Segno che il mondo del denaro è ormai convinto che il default si possa evitare e che oggi l’Eurogruppo darà il suo via libera al terzo piano salva-Grecia.
Le cose però potrebbero non essere così semplici. Come Tsipras ha chiesto ai suoi deputati un semplice mandato a negoziare, i ministri europei oggi potrebbero limitarsi a giudicare la sue proposte sufficientemente solide per aprire una nuova trattativa. Lo ha spiegato ieri il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan: «io continuo a pensare che questo accordo si troverà. Però domani il negoziato non si chiude, semmai spero che si apra». Insomma, una prima intesa per avviare le discussioni sul terzo programma di aiuti potrebbe bastare per garantire ad Atene i finanziamenti di emergenza di cui ha bisogno e consentire alla Bce di riaprire i rubinetti della liquidità verso le banche greche. Evitato per ora il default e l’uscita dall’euro, si dovrebbe continuare il braccio di ferro. Che ormai, visto che Tsipras ha ceduto su tutti i fronti per quanto riguarda le misure di austerità, ha un solo ed unico punto controverso: il taglio del debito.
Ma la strada per l’avvio del nuovo negoziato, anche se pare ormai in discesa, deve comunque ancora essere percorsa. Ieri sono arrivate valutazioni positive sulle proposte di Tsipras, ma soprattutto dalla Francia, che ha largamente contribuito a formularle. «Le proposte greche sono serie e credibili e mostrano la determinazione della Grecia a restare nella zona euro» ha dichiarato il presidente Hollande. Giudizi positivi sono arrivati anche da Renzi e dal premier austriaco. Il capo del governo italiano ha addirittura espresso la speranza che un accordo oggi dei ministri finanziari possa far saltare il vertice dei capi di governo previsto per domenica. I tedeschi, sul merito delle proposte, tacciono in attesa di conoscere il responso ufficiale della troika, che verrà comunicato oggi all’eurogruppo. «Non è nostro costume pronunciarci prima che lo abbiano fatto le istituzioni europee», ha spiegato il portavoce della Cancelleria, con un’implicita critica ai francesi.
Il clima, comunque, non è negativo e sarebbe sorprendente se oggi i ministri dovessero rifiutare anche l’avvio di un nuovo negoziato. Questa mossa, tra l’altro, consentirebbe di prendere tempo e mettere alla prova la buona volontà dei greci su due fronti. Il primo è quello della stabilità del quadro politico, dopo il dietro-front che sostanzialmente smentisce gli esiti del referendum. Il secondo è vedere se il parlamento greco sarà in grado, nei prossimi giorni, di approvare alcune delle “azioni prioritarie” previste nel pacchetto: un pegno concreto che le riforme annunciate non resteranno solo sulla carta.
E poi ci sarà la discussione sul debito. Ieri il ministro Euclide Tsakalotos, successore di Varoufakis, si è detto certo di riuscire a trasferire al fondo salva stati Esm i titoli di stato finora detenuti dalla Bce. Anche questo sarebbe un passo verso una ristrutturazione del debito che Atene considera imprescindibile. I tedeschi però restano inamovibili sul divieto di qualsiasi taglio, che invece il Fondo monetario giudica essenziale. Se oggi i ministri daranno il via libera all’avvio del negoziato, ci sarà tempo per discuterne.


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