E’ il tracollo del socialismo euro­peo

E’ il tracollo del socialismo euro­peo

La valanga di «No» non è solo una vit­to­ria del governo e del popolo greco. E’ una vit­to­ria di tutti gli euro­pei che non hanno voluto smet­tere di cre­dere nella demo­cra­zia.
La paura è stata scon­fitta. Cla­mo­ro­sa­mente. Il ten­ta­tivo di semi­nare il ter­rore nell’elettorato da parte dei prin­ci­pali espo­nenti delle isti­tu­zioni euro­pee, a comin­ciare dal gover­na­tore della Bce Mario Dra­ghi (che togliendo l’ossigeno finan­zia­rio alle ban­che e al popolo greco si è assunto una respon­sa­bi­lità per­so­nale gra­vis­sima), è fal­lito. Occor­re­vano dav­vero degli «eroi ome­rici» per resi­stere a quel ricatto, e sono stati all’altezza della loro sto­ria migliore. Hanno dimo­strato che anche in tempi di crisi della poli­tica, la «grande poli­tica» è pos­si­bile. Per­ché è «grande poli­tica» mostrare che la pra­tica della demo­cra­zia è pos­si­bile, in un con­te­sto euro­peo che sem­bra aver dimen­ti­cato que­sto valore, e di fronte a oli­gar­chie che non la tol­le­rano e non per­dono occa­sione per dimo­strarlo. Ed è «grande poli­tica» aver mostrato — da quella che potrebbe appa­rire un’estrema peri­fe­ria del con­ti­nente e che invece se ne rivela il vero cen­tro — che l’architettura su cui si basa l’Unione euro­pea non regge. Che va cam­biata dalla radice. Pena la fine dell’Europa.
Dopo que­sto voto Ale­xis Tsi­pras assume sta­tura e ruolo di lea­der euro­peo. Quel «ragazzo», come lo chia­mano affet­tuo­sa­mente in patria, rap­pre­senta tutti gli euro­pei — e sono dav­vero tanti — che non si rico­no­scono in que­sta gestione inu­mana, arro­gante, egoi­stica e irre­spon­sa­bile da parte di coloro che — in nome di un dogma fal­li­men­tare — hanno por­tato l’Europa sull’orlo del disa­stro, tra­den­done gli ideali fon­da­tivi, ren­den­dola odiosa agli occhi del suo stesso popolo. Dovremo d’ora in poi gri­darlo forte, tutti insieme, con un coro trans­na­zio­nale, che l’Europa è troppo impor­tante per lasciarla nelle mani di oli­gar­chi di tal fatta. Di figure dal pro­filo tre­men­da­mente basso, inca­paci di visione, di sguardo, chiuse nella pic­ci­ne­ria di un’esistente inso­ste­ni­bile nel futuro, anche nel più vicino, di fronte alle quali spicca, per dif­fe­renza, la gran­dezza del gesto di Yanis Varou­fa­kis — l’eroe di piazza Syn­tagma, l’uomo accla­mato dal popolo del «No», un vin­ci­tore indi­scusso — che si dimette per favo­rire un accordo che va nell’interesse del pro­prio popolo. Per togliere anche un bri­ciolo di alibi ad avver­sari ran­co­rosi e nella sostanza meschini, in una situa­zione che è, con tutta evi­denza, duris­sima.
Il voto greco rivela anche il cata­stro­fico col­lasso del socia­li­smo euro­peo. La presa di posi­zione del vice-cancelliere tede­sco Gar­briel, schie­rato addi­rit­tura alla destra della Mer­kel a fare il lavoro sporco per lei – a riba­dirne la «peda­go­gia impe­ria­li­sta» di cui nel suo stesso paese è accu­sata (Der Spie­gel) -, è qual­cosa di ancor più tra­gico del cele­bre voto dei cre­diti di guerra nel 1914, per­ché segna una assi­mi­la­zione ormai senza più resi­dui. La dichia­rata fine di un’identità poli­tica. Così come la ver­go­gnosa posi­zione assunta da Mar­tin Schultz, offen­siva dello stesso par­la­mento euro­peo che dovrebbe rap­pre­sen­tare, esem­pio dell’abisso in cui è caduta la social­de­mo­cra­zia tede­sca ma anche dell’incapacità di rico­prire con dignità un ruolo isti­tu­zio­nale che dovrebbe essere rap­pre­sen­ta­tivo di tutti. Un par­la­mento degno di que­sto nome non dovrebbe esi­tare nem­meno un giorno a chie­derne le dimis­sioni. Per non par­lare delle posi­zioni assunte dal pre­si­dente del con­si­glio ita­liano Mat­teo Renzi: la sua imba­raz­zante per­for­mance di fronte alla can­cel­liera Mer­kel, gra­tuita forma di ser­vi­li­smo a danno degli stessi inte­ressi ita­liani, è il sim­bolo di un defi­ni­tivo degrado poli­tico, cul­tu­rale e morale. Che ne vani­fica ogni pos­si­bile aspi­ra­zione da «media­tore» di alcun­ché.
Da oggi inco­min­cia una nuova sto­ria per tutte le sini­stre euro­pee, a comin­ciare dalla nostra. I greci hanno aperto una brec­cia. Con­tro di loro si sca­ri­cherà la voglia di ven­detta degli scon­fitti, ancora incre­duli della pro­pria scon­fitta per­ché fidu­ciosi nell’onnipotenza dei pro­pri mezzi. Ten­te­ranno di con­ti­nuare a usarli quei mezzi di dis­sua­sione di massa. Ten­te­ranno di pro­lun­gare il vero e pro­prio asse­dio di tipo medie­vale che hanno pra­ti­cato nell’ultima set­ti­mana. Strin­ge­ranno ancora la gar­rota al collo dei greci per ten­tare di pie­garne i nego­zia­tori. Sta a tutti noi essere all’altezza del com­pito. Per­ché adesso tocca a noi fare la nostra parte, rom­pendo quell’assedio.
Facendo sen­tire forte la voce della vera Europa. Mobi­li­tan­doci per­ché è della nostra stessa pelle che si tratta.



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