La NSA deve sospendere la raccolta di dati telefonici

La NSA deve sospendere la raccolta di dati telefonici

Il Senato degli Stati Uniti non ha trovato l’accordo per evitare la scadenza prevista il primo giugno della sezione 215 del “Patriot Act”, la legge approvata nel 2001 dopo gli attentati dell’11 settembre su proposta di George W. Bush e che ha permesso alla National Security Agency, l’agenzia governativa statunitense che si occupa della sicurezza nazionale, di raccogliere informazioni contenute nei tabulati telefonici in particolari circostanze. Una nuova legge cosiddetta “Freedom Act”, che contiene una riforma del sistema di sorveglianza, è già passata alla Camera; il Senato deve ancora dare la sua approvazione, quindi un’estensione all’autorizzazione del Patriot Act sarebbe stata necessaria per non creare un vuoto. La Casa Bianca, attraverso un comunicato stampa, ha definito «irresponsabile» il comportamento del Senato statunitense e ha invitato i senatori a votare rapidamente per trovare una soluzione affinché «questa assenza di autorizzazione sia la più breve possibile».

La sezione 215 del Patriot Act regolamentava l’intercettazione dei cosiddetti “metadati” e cioè dei numeri di telefoni di chiamante e ricevente, durata delle conversazioni e altre informazioni “grezze” delle comunicazioni, ma non il loro contenuto. Alcuni dei programmi della National Security Agency (NSA) sul controllo delle comunicazioni erano stati resi noti negli scorsi mesi grazie ai documenti diffusi da Edward Snowden, un suo ex analista. La decisione del Senato di non rinnovare la sezione 215 – causata dall’iniziativa del repubblicano Rand Paul, uno dalle posizioni molto anti-Stato, candidato alla Casa Bianca – implica che l’FBI non potrà invocare il Patriot Act per ottenere l’ordine di procedere con le intercettazioni nelle indagini. Tuttavia, scrive il New York Times, un vuoto di soli pochi giorni (la discussione al Senato sul Freedom Act è prevista in settimana) avrà pochi effetti immediati: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti potrà infatti invocare la cosiddetta clausola di salvaguardia per continuare a utilizzare i vecchi poteri per le indagini iniziate prima del primo giugno, e ci sono ulteriori soluzioni investigative che si possono utilizzare per sopperire alla sospensione.

Già nel 2014 il presidente Barack Obama aveva annunciato riforme importanti al sistema di sorveglianza statunitense, per garantire più trasparenza e più equilibrio tra la protezione delle libertà civili dei cittadini statunitensi e la priorità della sicurezza del governo di Washington. Lo scorso 13 maggio la Camera aveva votato a larga maggioranza a favore di questa riforma, il “Freedom Act”. La legge era passata con 338 voti favorevoli e 88 contrari e doveva essere votata dal Senato. Una settimana prima, una corte d’appello degli Stati Uniti aveva deciso che le intercettazioni della NSA non erano giustificabili dal Patriot Act del 2001 e dovevano essere considerate illegali. Il partito Repubblicano controlla sia la Camera che il Senato.

Il Freedom Act è una sorta di compromesso tra la volontà dei Democratici di porre un limite ai poteri dell’NSA e la richiesta dei Repubblicani – salvo alcune eccezioni, come Rand Paul – di confermare questi poteri. La nuova legge prevede che l’archiviazione dei tabulati telefonici venga spostata alle aziende di telecomunicazioni e che la consultazione sia vincolata all’autorizzazione di un giudice. L’anno scorso una prima versione del Freedom Act aveva passato il voto della Camera ma era stata respinta dal Senato.



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Rispetto al testo di due giorni fa le differenze sono poche, e non particolarmente significative. Tranne una che dà  la misura di come neppure l’iper-sorveglianza della «troika» riesce ad impedire misure «ad parlamentarem».

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