Migranti, via libera al piano Ue In Italia 7 centri di smistamento

Migranti, via libera al piano Ue In Italia 7 centri di smistamento
BRUXELLES Adesso che l’accordo è stato raggiunto e si realizza la possibilità di una reale collaborazione con il resto d’Europa, l’Italia mette a punto il suo piano. Perché la conferma che soltanto l’11,84% dei richiedenti asilo dovrà essere ospitato nel nostro Paese consente di rivedere il progetto dell’accoglienza e anche quello dell’identificazione dei migranti. E dunque si individuano i luoghi dove creare almeno sette centri per lo smistamento degli stranieri, ognuno dei quali non dovrà accoglierne più di 400. Soprattutto si studiano i dettagli per rimodulare Triton e pianificare la distruzione dei barconi in attesa di un’operazione in Libia che, come confermato dalla rappresentante degli Affari Esteri dell’Unione Federica Mogherini «non sarà un intervento di terra ma soltanto navale e dovrà comunque ottenere il via libera dell’Onu».
La ricollocazione
Il punto fondamentale dell’intesa raggiunta grazie all’impegno del presidente Jean-Claude Juncker riguarda la distribuzione obbligatoria dei profughi. I 25 Stati della Ue — al momento sono fuori Regno Unito, Irlanda e Danimarca — dovranno dividersi le persone attualmente presenti in Europa in base a un sistema percentuale che tiene conto di 4 parametri: il numero della popolazione al primo gennaio 2014; il Pil del 2013; il numero di richieste di asilo ricevute e quelle concesse; il tasso di disoccupazione alla fine del 2014. Seguendo questo criterio la Germania dovrà garantire assistenza al 18,42% degli stranieri, la Francia al 14,17, l’Italia all’11,84, la Spagna al 9,10 e via via fino a Cipro che si occuperà dello 0,39. Il numero effettivo si conoscerà alla fine del mese, quando sarà effettuato il censimento delle presenze. L’ultimo dato disponibile riguarda infatti i richiedenti asilo del 2014 che sono stati 626.715. L’impegno è che ci sia una distribuzione rispetto alla situazione esistente e poi si vada a regime quando ci saranno nuovi sbarchi nei Paesi del Mediterraneo oppure arrivi via terra negli altri.
La distribuzione
Per cercare di «togliere lavoro agli scafisti e trasferirle in maniera legale e sicura» si è poi deciso di accogliere — sempre seguendo un sistema percentuale — 20 mila persone che attualmente si trovano nei loro Paesi di origine e hanno già chiesto asilo attraverso l’Alto commissariato per i rifugiati. L’Italia ne assisterà 1.989. Linea dura viene invece annunciata contro gli irregolari che nel 2014 sono stati ben 283.532. L’accordo prevede il rimpatrio, ma si tratta di una procedura difficile da realizzare viste anche le resistenze degli Stati da cui partono e dunque il rischio è che la maggior parte rimanga in Europa e venga reimpiegato nelle attività criminali.
I nuovi centri
Condizione per la realizzazione dell’Agenda è l’identificazione certa dei migranti e la registrazione attraverso le impronte digitali. Dopo aver ottenuto la garanzia che i funzionari di Frontex, Easo ed Europol avranno una funzione di cooperazione, si pianifica l’apertura delle strutture che dovranno essere operative entro la fine di giugno, quando il Consiglio dei capi di Stato e di governo dovrà trasformare l’Agenda in legge. L’elenco sottoposto al ministro Angelino Alfano dal Dipartimento Immigrazione guidato dal prefetto Mario Morcone comprende Taranto, Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle, Lampedusa e San Giuliano oltre a due caserme che si trovano a Civitavecchia e Messina. Sarà il titolare del Viminale a decidere quali siano i luoghi più adeguati tenendo conto che l’ipotesi è di non avere una capienza superiore a 400 persone per ogni struttura proprio per poter garantire la rapidità delle procedure.
I finanziamenti
Al momento sono stati stanziati 60 milioni di euro per le ricollocazioni e 50 milioni di euro per l’assistenza dei 20 mila profughi. La prima cifra appare però inadeguata per gestire migliaia di persone sulla base delle nuove regole e anche di questo si discuterà nei prossimi giorni. L’accordo raggiunto è comunque un risultato importante e inaspettato tanto che lo stesso Alfano parla di «assunzione di responsabilità dell’Europa e segnale di solidarietà concreta nei confronti dell’Italia». La strada per il varo definitivo va adesso percorsa senza intoppi, non a caso il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli avverte: «Si tratta di una grande occasione per l’Europa e ogni passo indietro da parte del Consiglio aprirebbe un grave contenzioso con il Parlamento». Un appello che Gianni Pittella, capogruppo dei socialisti e democratici, fa proprio quando definisce quello di ieri «un passaggio storico per l’Europa, un successo del governo italiano, della nostra Federica Mogherini, del vice presidente della Commissione Frans Timmermans» e poi aggiunge: «Ora tocca ai governi stare al passo e mettere da parte i loro egoismi particolari».
Fiorenza Sarzanini


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