Yarmuk, la strage dell’Is l’Onu lancia l’allarme “È un’altra Srebrenica”

Yarmuk, la strage dell’Is l’Onu lancia l’allarme “È un’altra Srebrenica”
« PIETÀ per Yarmuk », il campo martire dei profughi palestinesi a Damasco invaso dai carnefici del cosiddetto Stato islamico (Is) in combutta con Al Qaeda (Fronte Nusra) e con un nugolo di fazioni islamiste fino a poco fa rivali per il controllo del campo, ora confluite nei ranghi dei “vincitori”. Yarmuk era già alla fame e alla sete dopo due anni di scontri fratricidi e di assedio a opera dell’esercito siriano. «Le condizioni di vita sono al di là del disumano», avverte Christopher Guinness, portavoce dell’Unrwa, rilanciando l’appello del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Guinness implora l’apertura di un corridoio umanitario per soccorrere i 18 mila abitanti, compresi 3.500 bambini, rimasti nel campo e da lunedì trattenuti in ostaggio dai jihadisti senza riserve di cibo, né acqua e farmaci. «La comunità internazionale è sotto esame: recapiti gli aiuti», è sferzante Pierre Krähenbühl, il commissario generale, mentre Andrea Iacomini, portavoce di Unicef-Italia, profila «una nuova Srebrenica», e pensa al genocidio dei bosniaci musulmani nel luglio ‘95: l’osceno livido sulla faccia dell’Occidente, che non seppe evitare il massacro.
I racconti delle 500 famiglie fuggite — «strisciando lungo i muri per scampare ai cecchini», dice Um Ussama all’ Afp — descrivono la selvaggia barbarie dell’Is già testimoniata altrove in Siria e in Iraq: «In via Palestina due membri di Daesh (sigla in arabo dell’Is, ndr) giocavano a palla con una testa mozza», dice Amjad Yaacub, 16 anni. Lo stesso sadismo ha messo in fuga Ibrahim Abdel Fatah, 55 anni: «Ho visto delle teste mozze. Uccidevano i bambini prima degli adulti. Avevo sentito parlare della loro crudeltà, ora l’abbiamo osservata coi nostri occhi».
La resa dei conti tra fazioni rivali è impietosa: sette miliziani affiliati ad Hamas sono stati decapitati, altri 23 combattenti e otto civili sono stati uccisi nella lotta per il controllo di questo sito strategico, ad appena dieci minuti dal centro di Damasco. L’Is e i suoi alleati hanno preso il 90 per cento del campo, con le forze palestinesi arroccate a Nord e Nord Est, e i civili intrappolati nelle case. Ai missili dei jihadisti si aggiungono i bombardamenti dell’esercito. «Ci sono mille morti», dice un deputato araboisraeliano citato dal quotidiano Haaretz.
Tutto questo fa disperare il Commissario Krähenbühl, alla vana ricerca di un interlocutore: non è chiaro — dice — chi eserciti un’influenza sui leader. Perciò Krähenbühl rigira l’appello ai membri dell’Onu con contatti con l’Is: costringano i jihadisti a deporre le armi e consentano la distribuzione di cibo e medicinali. Considerato che gli abitanti già stentavano con un’alimentazione di appena 400 calorie al giorno sulle 2.000 necessarie, «qui si tratta di pura sopravvivenza».


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