Entra in campo Rand Paul il liberista spericolato (con marijuana per tutti)

Entra in campo Rand Paul il liberista spericolato (con marijuana per tutti)
Rand Paul è il primo caso di candidato — repubblicano, poi — alla presidenza degli Stati Uniti firmatario di una proposta di legge che porterebbe alla legalizzazione della marijuana.
È il primo candidato repubblicano che, se vincesse la nomination, sarebbe meno falco in politica estera della sfidante democratica prevista, Hillary Clinton; perché non vuole che lo Stato spenda troppo, a casa e soprattutto fuori. Il primo ad accettare contributi elettorali in bitcoin; è per nascita un liberista spericolato. Meno di suo padre Ron, per due primarie candidato «libertarian» di bandiera (con pittoresco seguito di spiriti indipendenti e di matti).
Rand Paul è più innovativo del genitore, e più attento ai nuovi poveri (elettori), ai nuovi e vecchi ricchi (nemici delle tasse) e a nuovi diritti. Un libertario populista, forse, da ieri. Paul ha 52 anni, prima di fare il senatore (è stato eletto nel 2010, l’anno del successo dei Tea Parties) esercitava come oculista nel Kentucky; e lì, a Louisville, ha annunciato di essere in campo. Era previsto, e la sua scesa in campo con gli slogan «un repubblicano diverso» o «contro la macchina di Washington» movimenta la America profonda Incarna un pezzo di elettorato: patriottico, isolazionista, fiero del porto d’armi corsa elettorale più interessante del mondo. E in effetti: Rand Paul incarna un pezzo di America spesso ignorata. Patriottica nella variante isolazionista, fiera delle libertà concesse (inclusa quella di girare armati), disposta a crearne qualcuna nuova (al netto di retaggi razzisti, antifemministi, antiabortisti). Repubblicana, ex democratica, non votante: la scommessa di Paul è riuscire ad allargare la base elettorale. Il che potrebbe, se non fargli vincere la nomination, fargli guadagnare un posto nel ticket. Agli studenti polemici (che leggono la scrittrice iper-liberista Ayn Rand; Paul si chiama Randall, ma un richiamo c’è). E ai giovani bian- chi poveri, senza lavoro, maltrattati: Paul critica le condanne pesanti e/o inutili e riservate ai meno abbienti. Ha attaccato Jeb Bush («Era un ragazzino ricchissimo, fumava marijuana senza rischiare»), e i repubblicani che come lui «mostrano ipocrisia, e sarà loro difficile spiegare perché mettiamo degli anziani in galera per la marijuana terapeutica». Fin qui, il Rand Paul civile ed elegante (pure negli abiti, più da fashion editor newyorkese che da dottore del Sud). Poi, c’è il Paul strano, accessibile ai media ma permalosissimo. Capace di dichiarare in tv che «chi ruba al governo federale si comporta come gli ebrei depredati dai nazisti che rivogliono i loro beni». Un po’ American Grillino, prima dedito a teorie complottiste, ora favorevo l e  a  l i m i t a r e  i  m a n d a t i parlamentari (e che critica i controlli dell’Nsa sulla vita dei cittadini). Con un passato go- liardico scorrettissimo (all’uni- versità, con altri studenti, rapì una collega «a scopo ludico»).
Ma insomma, con o senza il «crazy dad», il babbo suonato che sarà difficile far tacere, la sua campagna si annuncia stimolante. Alcuni prevedono finirà come altri libertari, Ronald Reagan per primo, diventati repubblicani normali rassegnati alla spesa pubblica.
Altri lo segnalano a caccia nella Silicon Valley; Paul corteggia i «techno-libertarians» multimilionari, ha bisogno dei loro soldi e della loro influenza. A Paul serve poi, avverte il New York Times, il voto dei libertari duri e puri; dei conservatori fiscali dei Tea Parties, al momento più inclini a votare per il cattivissimo governatore del Wisconsin Scott Walker e il destrissimo senatore del Texas Ted Cruz; dei ragazzi dei campus, e dei loro coetanei che all’università non vanno. Di elettori delle minoranze e delle aree disagiate (il suo programma per loro è quasi uguale a quello di Kevin Spacey nella serie House of Cards). Nelle prime primarie, in Iowa e South Carolina, dove la destra cristiana è forte, pare avere poche chances. Potrebbe vincere nel New Hampshire grazie agli yankee libertari, e nel Nevada grazie agli eccentrici di ogni provenienza (gli eccentrici italiani possono vedere online il video della candidatura; sembra girato dal Robert Altman di Nashville, che poi da Louisville non è neanche lontana; e Paul potrebbe essere un altmaniano candidato del Replacement Party, con in più le piattaforme Facebook e Twitter, ovvio).
Maria Laura Rodotà


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