Dall’Iraq alla Somalia, gli italiani al fronte

by redazione | 8 Aprile 2015 9:53

L’ipotesi di un’opzione militare contro il terrorismo di matrice islamica, svela un’Italia già impegnata su molti e diversi fronti difficili, basta analizzare il materiale in possesso delle commissioni Difesa della Camera e del Senato dopo la recente audizione del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che risale al 19 marzo scorso.
Cominciamo dall’Iraq, dove l’Italia fa parte della coalizione militare multinazionale. Il nostro Paese schiererà complessivamente nei primi nove mesi di quest’anno 525 militari in media (ma potranno aumentare, nel caso di un’emergenza) quattro cacciabombardieri Tornado per la ricognizione con i relativi supporti logistici e tecnologici più un KC-767 da rifornimento in volo e diversi droni tipo Predator per la sorveglianza. Nessun mezzo aereo è dotato di armi offensive, il loro compito è raccogliere le informazioni per sorvegliare le aree più critiche e gli spostamenti dell’Isis, escludendo sorvoli sulla Siria. Tre i fronti: regione di Anbar, area di Tikrit quella di Kirkuk. Si sta anche pianificando l’invio di un contingente di carabinieri che supervisioneranno la costituzione di unità di polizia militare irachene che dovranno riportare la sicurezza nelle aree sottratte all’Isis.
Somalia
Il 24 febbraio è cominciata la Missione di addestramento italiana dei carabinieri, decisa con un accordo bilaterale italo-somalo. Circa 40 carabinieri, di stanza nella Repubblica di Gibuti, addestreranno 200 allievi somali e 40 gibutini. Sono carabinieri ultraspecializzati (Gis, Gruppo intervento speciale; paracadutisti del «Tuscania»; Ros, Raggruppamento operativo speciale; Racis, Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) che preparano forze speciali locali per il controllo del territorio, soprattutto dopo il tragico attacco dei terroristi somali di al Shebab al campus universitario keniota di Garissa.
Tunisia
Dopo l’attentato al Museo nazionale del Bardo a Tunisi del 18 marzo, è stata decisa l’operazione «Mare Sicuro» nelle acque di fronte alla Tunisia. E’ previsto l’impegno di un migliaio di militari italiani, lo schieramento di quattro navi tra cui unità dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri, droni del tipo Predator. Probabile la presenza di una nave da sbarco (classe San Marco o San Giusto), una o più fregate e cacciatorpedinieri. Non si tratta di un blocco navale ma di una missione operativa per proteggere le navi commerciali e sorvegliare comunque l’attività delle formazioni jiahdiste.
Libano
Continua la presenza del contingente a guida Onu dell’Unifil: 1.100 militari italiani impegnati in un’area (la regione meridionale del Paese) dove il pericolo di infiltrazione dell’Isis e di al Qaeda è elevatissimo. Il comando è affidato al generale Luciano Portolano.
Est Europa
Nel quadro della tensione tra Ucraina e Russia, la Nato è impegnata nella difesa dei Paesi partner dell’Ue e della Nato in generale. L’Italia contribuisce all’attività di polizia aerea con 7 aerei in Lituania, di cui 4 Eurofighter da difesa aerea. Tra gennaio e febbraio gli italiani hanno già realizzato 10 «interventi di intercettazione nei confronti di velivoli potenzialmente ostili» più altre operazioni legate alla difesa aerea, in tutto 150 ore di volo. Nei Balcani l’Italia è tuttora presente in Kosovo con 540 uomini nel contingente Nato K-For. E anche lì si temono infiltrazioni terroristiche.
Afghanistan
Il ministro Pinotti, nella sua audizione, ha confermato la conclusione della missione Nato a Herat. Fino ad agosto 2015 rimarranno circa 800 militari con 6-8 elicotteri tra Mangusta da attacco e NH-90 da trasporto. Poi il contingente residuo verrà collocato a Kabul.
Paolo Conti

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