Berlusconi: rischio deriva autoritaria

Berlusconi: rischio deriva autoritaria
ROMA Va all’attacco Silvio Berlusconi, dopo lo stordimento seguito all’elezione «non condivisa» del capo dello Stato, Mattarella. Va all’attacco duro, durissimo, dopo qualche giorno di sospensione spesa a ragionare, incontrarsi con i suoi, tentare di tenere a bada chi gli aveva detto di non fidarsi di Renzi, ma anche a respingere le rassicurazioni di chi pensa che invece si era nel giusto. Lo fa con un’intervista al Tg5 , nella quale denuncia il «tradimento», come primissimo punto. «Non era questo il patto del Nazareno che volevamo — dice Berlusconi —. Non era questo l’obiettivo che volevamo raggiungere insieme per il bene del Paese»; «Avevamo creduto di poter fare insieme le riforme istituzionali e la legge elettorale e di avere un presidente della Repubblica condiviso».
Perché non è stato così? «Perché il Partito democratico — spiega — non ha rispettato i patti per puri interessi di parte». Interessi, secondo Berlusconi, pericolosissimi. Silvio vede gravi rischi di «deriva autoritaria», perché «con una sola camera eletta dal popolo», come configurata nella nuova legge elettorale, e «con il terzo presidente del Consiglio non eletto dagli italiani», si avverte «il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia».
Il leader di Forza Italia ritiene «inaccettabile che il presidente del Consiglio impegni tutti gli sforzi del governo e del Parlamento per affrontare leggi certamente di rilievo ma che non hanno urgenza alcuna, stante la drammatica situazione in cui versa il Paese». Il risentimento per una sempre più profonda crisi di rapporti con il premier Renzi trasuda dalle sue parole. Il distacco si è consumato su vari temi, oltre all’elezione di mattarella: l’Italicum, in primissimo piano, ma anche il mal digerito emendamento al decreto Milleproroghe sui canoni annuali per le frequenze tv. Renzi vuole riportarli sotto il controllo del ministero dello Sviluppo Economico dopo che nel settembre scorso erano scoppiate le polemiche sulla delibera Agcom, che concedeva un maxisconto alla Rai e a tutte le televisioni di Berlusconi.
Sono altre, assolutamente, è categorico Berlusconi su questo, le priorità per il Paese, altra la strada da intraprendere per aiutare l’Italia a venire fuori dal momento drammatico che sta vivendo. E che è fatto di «un’economia in grave crisi, la disoccupazione sempre più elevata, in special modo quella giovanile, la povertà che si diffonde, il problema della casa» per moltissime famiglie e «l’insicurezza per un’immigrazione fuori controllo». Queste sarebbero le cose di cui il governo dovrebbe occuparsi, dice Berlusconi, altro che la legge elettorale, di cui si preoccupa Renzi, proprio «mentre si rischia una guerra con la Russia senza che l’Italia abbia fatto sentire la sua voce».
Certo, ci sono le divisioni interne a Forza Italia, c’è l’ala del partito che vorrebbe voltare pagina, e Berlusconi non può né vuole sottrarsi alla domanda. Perché la risposta che offre è nel solco dell’ottimismo, sentito o ostentato che sia. «Il Paese — dice ancora — ha necessità di riforme strutturali ben diverse da quelle proposte dalla sinistra. Lavorerò con rinnovato impegno perché il centrodestra possa tornare unito e possa offrire al Paese quelle urgenti soluzioni che finché ho avuto l’onore di presiedere il governo avevano garantito agli italiani più benessere, più sicurezza, più libertà».
Deriva autoritaria? Tradimento? Nel Partito democratico le reazioni sono tutte sul registro del sarcasmo. «Berlusconi che parla di deriva autoritaria è quasi commovente», twitta Debora Serracchiani. «Deve essere una delle sue famose barzellette», la segue a ruota Andrea Marcucci sullo stesso social network.

Mariolina Iossa



Related Articles

Siamo tutti figli del logos Ecco perché la Grecia resterà sempre la miglior patria d’Europa

La cultura nata all’ombra del Partenone fa parte del mito fondativo del Vecchio continente. E i singoli Stati non devono ignorarlo se non vogliono disfarsi tra nazionalismi e calcoli economici

Povertà Sardegna, il reddito di inclusione sociale diventa legge

È la prima regione italiana a soddisfare la richiesta della Commissione Europea che dal 1992 con la Direttiva 441 chiede ai Paesi membri di istituire uno strumento concreto in grado di consentire ai più poveri di disporre di risorse e prestazioni sufficienti per vivere

Lo scandalo Lazio e i nomi inopportuni in lista

Sei consiglieri democratici uscenti candidati per il Parlamento

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment