Massacri in Nigeria, cadaveri per le strade

Massacri in Nigeria, cadaveri per le strade
Cadaveri ovunque e case bruciate, macerie e puzza di morte: è quel che resta di Baga, la località nigeriana affacciata sul lago Ciad rasa al suolo dai miliziani di Boko Haram. Duemila gli abitanti uccisi, ipotizza un funzionario locale con la Bbc. Un’ecatombe. «L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui» reagiscono su Twitter alcuni nigeriani eruditi che, a corto di parole per dire l’orrore, le prendono in prestito da Shakespeare. Baga, già messa ferro e fuoco all’inizio del 2013, era una delle poche località del Borno non ancora passate sotto il controllo del gruppo islamista.
L’assedio è iniziato lo scorso fine settimana quando i fondamentalisti hanno espugnato la base militare della città, il quartier generale della forza multinazionale africana chiamata a contrastare gli estremisti. Almeno 100 i morti e migliaia gli sfollati di questa prima incursione, tra il 3 e il 4 gennaio, riferisce un responsabile del distretto. Quanti sono tornati poi nelle proprie case, mercoledì sono stati vittime di un secondo efferato attacco: con il ritiro dei soldati, i miliziani hanno avuto campo libero. Una strage in realtà dai contorni ancora poco definiti. Difficile sapere quanti abitanti siano effettivamente morti e quanti siano fuggiti: durante l’attacco del 2013, per dire, i 10 mila residenti erano scappati fuori città.
Ieri il premier del Ciad, Kalzeubet Pahimi, ha rivolto un appello alla comunità internazionale per le migliaia di nigeriani che hanno varcato il confine per sfuggire ai miliziani islamisti. Anche lui parla di duemila persone rifugiatisi nel suo Paese negli ultimi giorni, che si sommano ai mille già arrivati nei mesi scorsi.
C’è un altro Paese confinante che ieri ha chiesto aiuto, il Camerun. Il presidente, Paul Biya, ha rivolto un appello dopo che Boko Haram ha minacciato un’escalation di attacchi sul suo territorio. «Dal Mali alla Somalia, questi terroristi hanno la stessa agenda, davanti a una minaccia globale serve una risposta globale» ha invocato, visto che ancora non si è costituita la forza multinazionale annunciata a maggio a Parigi al summit anti Boko Haram.
L’attacco a Baga è stato l’apice di una delle più massicce offensive del gruppo integralista, che in questi giorni ha raso al suolo altri 16 villaggi nella regione. Da venti mesi il presidente Goodluck Jonathan ha proclamato lo stato di emergenza nel Borno e negli stati di Yobe e di Adamawa, sguinzagliando l’esercito, ma senza risultati. E la strage non gli ha impedito ieri di iniziare la sua campagna elettorale in vista delle elezioni di febbraio.
Alessandra Muglia


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