La Grecia rifiuta di collaborare con la troika

La Grecia rifiuta di collaborare con la troika
ATENE Al suo quinto giorno di vita il governo di Alexis Tsipras è pronto a scontrarsi con il governo del debito europeo, rifiuta di ricevere altri prestiti se prima non ne ha rinegoziato le condizioni, seppellisce l’idea stessa di troika e si appella direttamente all’Europa politica contro quella dei tecnocrati. Da Berlino, però, non c’è timidezza nel rispondere. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble usa persino la parola «ricatto». Schäuble ha fatto onore alla sua fama di duro mettendo in guardia Atene dal tentare un braccio di ferro. Le regole devono essere rispettate, ha detto, perché sono la base della fiducia e del rispetto tra partner. «Non ci può essere alcuna discussione su questo e noi siamo gente difficile da ricattare. Siamo pronti a offrire cooperazione e solidarietà», ma solo se la Grecia onorerà i suoi accordi in base ai quali ha ricevuto 240 miliardi di prestiti a condizioni molto favorevoli.
La discussione su un taglio del debito, filtra dal suo ministero, sarebbe inaccettabile, mentre la «solidarietà» di cui parla Schäuble potrebbe tradursi in 20 miliardi aggiuntivi per la Grecia. In questo clima, l’incontro ad Atene tra l’anticonformista ministro delle Finanze Yanis Varoufakis con la camicia fuori dai pantaloni e il collega olandese Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo con i gemelli ai polsini, non poteva essere caloroso. I due hanno ironizzato sui propri nomi impronunciabili, ma poi si sono detti quel che dovevano ed è calato il gelo.
L’olandese Dijsselbloem ha ricordato che una decisione sul debito greco andrà presa entro febbraio quando senza 7 miliardi di prestito internazionale Atene comincerebbe a faticare per pagare gli interessi sulle tranche precedenti. Quanto alla «conferenza sul debito» Dijsselbloem è stato tagliente. «Una conferenza esiste già e si chiama Eurogruppo», proprio l’organismo istituito dai governi dell’eurozona che presiede l’olandese.
Dal canto suo Varoufakis ha ripetuto le proprie linee guida: dalla fine delle misure di austerità che «abbassando il potere d’acquisto auto-alimentano la crisi», all’impegno per riforme nell’amministrazione dello Stato, al rifiuto di indebitarsi ulteriormente per pagare gli interessi dei debiti precedenti al rispetto del programma elettorale. Tutto rilassato fino a che non ha parlato di troika, l’organismo informale costituito da rappresentanti di Commissione Ue, Banca Centrale europea e Fondo Monetario Internazionale, destinato a controllare i programmi economici dei Paesi salvati dai fondi comuni. «La troika è una triade chiamata a vegliare su programmi anti europei che non riconosciamo». Negoziare sì, ma solo con istituzioni ufficiali che abbiano una loro legittimità democratica, non con la troika. Nelle sue parole c’è l’eco della battaglia comune ad altri movimenti nel Parlamento europeo per la crescita del peso della politica rispetto a quello della tecnocrazia. Sarà per loro una delusione leggere su Der Spiegel le dichiarazioni di Martin Schulz, presidente del Parlamento Ue. «Gli elettori greci devono essere realistici. Le promesse elettorali vengono mantenute raramente e non ci sono elefanti rosa che suonano la tromba».
Il premier Tsipras, prima di sedersi a parlare di debito e politiche di crescita, cerca alleati. Da martedì vedrà così in rapida successione Matteo Renzi a Roma, il presidente François Hollande a Parigi e il premier David Cameron a Londra. Angela Merkel può attendere.


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Non è durata neppure l’arco di una settimana l’iniziativa di una associazione svizzera di raccogliere le firme per indire un referendum sulla reintroduzione della pena di morte per chi compie un omicidio in seguito a una violenza di tipo sessuale. La Cancelleria federale elvetica aveva dato il nulla osta formale per la raccolta delle firme, un passo preliminare ma altamente significativo che avrebbe potuto dare il via libera a una consultazione popolare dall’esito incerto. Pochi giorni dopo però la stessa associazione promotrice del referendum, forse per il clamore riportato, forse per le diffuse proteste, fa marcia indietro dicendo che la proposta era nata per sensibilizzare l’opinione pubblica su un sistema giudiziario che starebbe completamente “dalla parte dei criminali”.

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