“RadiograFiat” della Fiom: «Ha delocalizzato il meglio»

Nel giorno in cui arriva lo (scon­tato) cam­bio di nome — Fiat group auto­mo­bi­les diventa Fca Italy spa — la Fiom rende pub­blica la sua inda­gine sugli sta­bi­li­menti, deno­mi­nata “Radio­gra­fiat”, por­tata avanti con fatica — «l’azienda non ci ha certo aiu­tati» — dal ricer­ca­tore dell’università di Salerno Davide Bub­bico. E i dati fanno abba­stanza impres­sione. Il 51 per cento dei lavo­ra­tori dei 56 sta­bi­li­menti ita­liani nel primo tri­me­stre del 2014 è stato inte­res­sato da ammor­tiz­za­tori sociali — ben 33 su 65mila. Ancora di più col­pi­sce il dato sulle ven­dite del gruppo fra gen­naio e novem­bre: il 46 per cento delle vet­ture ex Fiat acqui­state in Ita­lia è stata pro­dotta in sta­bi­li­menti esteri.

Il tutto porta Mau­ri­zio Lan­dini a soste­nere che «siamo davanti ad un vero pro­cesso di delo­ca­liz­za­zione, verso Polo­nia, Ser­bia e Tur­chia». E se que­sto pro­cesso è incon­te­sta­bile la pro­messa di Mar­chionne della piena occu­pa­zione negli sta­bi­li­menti ita­liani entro il 2018 diventa una chi­mera irraggiungibile.

Di più. Cas­sino e Mira­fiori sono ancora senza nuovi modelli e ven­gono da circa quat­tro anni di cassa inte­gra­zione. Prima di giu­gno non arri­verà nes­suna uffi­cia­lità sul rilan­cio dell’Alfa e da lì alla messa in pro­du­zione ser­virà almeno un altro anno e mezzo. «Con il Jobs act il governo punta a ridurre la durata della cassa inte­gra­zione e degli ammor­tiz­za­tori sociali, si rischia quindi che nel 2015 migliaia di lavo­ra­tori riman­gano per strada».

È la logica del piano di Mar­chionne a fare acqua: «Noi non diciamo che non va bene pun­tare su modelli di gamma supe­riore, fac­ciamo però notare che per pro­durli ser­vi­ranno meno lavo­ra­tori anche per­ché in que­sti anni si è pun­tato mol­tis­simo sull’aumento della pro­dut­ti­vità e su ritmi di lavoro sem­pre più for­sen­nati che hanno com­por­tato un numero altis­simo di lavo­ra­tori con ridotte capa­cità lavo­ra­tive», i cosi­detti Rcl.

In più, a con­tra­stare la bontà della svolta di Mar­chionne arri­vano i dati sulle espor­ta­zioni. «Nono­stante gli annunci di pro­du­zioni ita­liane per i nuovi mer­cati, fra gen­naio e set­tem­bre sono aumen­tate solo del 2 per cento e solo gra­zie alle Mase­rati pro­dotte a Gru­glia­sco, per gli altri modelli l’export si è ridotto men­tre di Jeep pro­dotte a Melfi in Ita­lia ne sono state ven­dute solo 9mila, un volume pari all’1 per cento del totale in Italia».

L’altro grido di dolore riguarda il capi­tolo pro­get­ta­zione. Agli Enti cen­trali di Mira­fiori, una volta fiore all’occhiello del Lin­gotto — «gli inge­gneri fanno la spola con Detroit: dei nuovi modelli solo la 500X di Melfi è stata pro­get­tata lì, il resto è stato tutto spo­stato negli Stati Uniti, dal cen­tro d’eccellenza sui motori ibridi, sfrut­tando i fondi fede­rali, alla pro­get­ta­zione del motore elet­trico», spiega Bubbico.

Da sfa­tare anche il mito della pro­pa­ganda di Mar­chionne: «La Fiat non prende più un soldo pub­blico». Mica vero: i soldi pub­blici arri­vano lo stesso, ma in altra forma. «Fra fondi regio­nali e fondi euro­pei, la Fiat ha avuto 18 milioni di finan­zia­mento per il Cam­pus in Basi­li­cata e 9 milioni per il motore elet­trico pro­dotto dalla Magneti Marelli a Bari».

Il qua­dro comun­que, sot­to­li­nea Lan­dini, «è molto varie­gato, cam­bia da sta­bi­li­mento a sta­bi­li­mento». Ci sono isole per­fino felici nell’arcipelago Fiat: «Per esem­pio va molto bene la parte della Magneti Marelli elet­tro­nica, ha assunto nuovi dipen­denti con con­tratto inte­ri­nale, ma il motivo è pre­sto detto: va bene per­ché pro­duce anche per i con­cor­renti della Fiat», spiega sar­ca­stico Landini.

E qui ci si ricol­lega ad un altro vec­chio cavallo di bat­ta­glia della Fiom: «Siamo uno dei pochi paesi euro­pei in cui c’è un unico pro­dut­tore di auto e anche per que­sto siamo pas­sati dall’essere il decimo pro­dut­tore mon­diale al 24esimo». Una situa­zione che non muterà nem­meno se Mar­chionne man­terrà la pro­messa di pro­durre in Ita­lia le 400mila nuove Alfa entro il 2018. Nel frat­tempo, per il 2014 la pro­du­zione non si disco­sterà da quota 360mila del 2013, un valore che impal­li­di­sce di fronte al milione e 400 mila auto l’anno pro­messe ai tempi del defunto piano “Fab­brica Italia”.

Anche il resto della pro­du­zione non se la passa bene. Se tiene l’Iveco — «a Man­tova gra­zie agli scio­peri siamo riu­sciti ad evi­tare i rien­tri il sabato e fac­ciamo invece lavo­rare tutti» — e la Sevel del Ducato, pro­prio ieri si è final­mente con­clusa la que­relle Iri­sbus di Valle Ufita (Avel­lino). Il primo sta­bi­li­mento chiuso da Mar­chionne nel 2010 è uffi­cial­mente diven­tato di pro­prietà dei cinesi di King Long con il pas­sag­gio dei 300 lavo­ra­tori ex Fiat alla neo­nata Indu­stria ita­liana auto­bus (Iia) che riu­ni­sce anche la Bre­da­me­na­rini di Bolo­gna — gruppo Fin­mec­ca­nica. «Mon­te­ranno com­po­nenti cinesi men­tre l’Iveco ha spo­stato le pro­du­zioni in Fran­cia e Slo­vac­chia, ma la stessa Iveco va avanti ancora con le com­messe pub­bli­che ita­liane, una vera ver­go­gna», denun­cia Landini.

E allora la Fiom si rivolge nuo­va­mente al governo. «Manca una poli­tica indu­striale, nes­sun governo ha mai chie­sto niente alla Fiat, è ora che qual­cuno lo fac­cia».
L’ultimo affondo è per il nuovo con­tratto e gli altri sin­da­cati. «Mar­chionne aveva detto che voleva uscire da Con­fin­du­stria per dare salari tede­schi ai dipen­denti ita­liani, ma dal primo gen­naio 2015 i dipen­denti del gruppo pren­de­ranno meno del minimo sta­bi­lito dal con­tratto nazio­nale, men­tre finora era supe­riore solo per­ché hanno spal­mato la quat­tor­di­ce­sima su tutti i mesi. Forse il governo punta ad esten­dere a tutti il modello Fiat o Mar­chionne si rife­riva ai mini­job tede­schi», scherza Landini.

«L’azienda poi con­ti­nua con un dop­pio bina­rio, porta avanti una trat­ta­tiva con i sin­da­cati fir­ma­tari del con­tratto e uno sepa­rato con noi, ridu­cen­doci le ore di assem­blea. Noi a novem­bre abbiamo chie­sto a Fim e Uilm di eleg­gere le Rsu, ma ci hanno rispo­sto che se non fir­miamo il con­tratto non sono d’accordo e potreb­bero deci­dere di eleg­gerle da soli. Sarebbe una novità gra­vis­sima: siamo dovuti andare alla Corte Costi­tu­zio­nale per tor­nare in Fiat, ma que­sta volta non sarebbe l’azienda, ma gli altri sin­da­cati ad esclu­derci. Una vera fol­lia che con­tra­ste­remo con ogni mezzo», chiude Landini.



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