Al via il processo Mastrogiovanni

Nella prima udienza «fil­tro» del pro­cesso con­tro il dot­tor Michele Di Genio, che si tiene in un’angusta e affol­lata aula, il pre­si­dente della Corte d’Appello di Salerno, Miche­lan­gelo Russo, dichiara subito che intende con­clu­dere il pro­cesso e pro­nun­ciare la sen­tenza «entro la fine del 2015».
Oltra ai fami­liari di Mastrogiovanni, è pre­sente anche Giu­seppe Man­co­letti, l’imbianchino di Capac­cio, com­pa­gno di stanza di Mastro­gio­vanni nel reparto lager di psi­chia­tria di Vallo della Luca­nia, che si era rico­ve­rato spon­ta­nea­mente e a cui ven­nero legate le mani. Un fil­mato mostra come per dis­se­tarsi sia costreetto a far cadere da un tavolo una bot­ti­glia d’acqua riu­scendo a pren­derla con la bocca. Come è risul­tato dal pro­cesso di primo grado quasi per tutti i pazienti, la «cura» lar­ga­mente pra­ti­cata dai medici con­si­steva soprat­tutto nella con­ten­zione fisica e qual­che volta anche in altre vio­lenze nei con­fronti dei pazienti, tanto che il diret­tore sani­ta­rio, Pan­ta­leo Pal­la­dino, dichiarò: «La con­ten­zione è tera­pia» dispo­nendo il rego­lare acqui­sto delle fascette di con­ten­zione, che hanno pro­dotto ai polsi e alle cavi­glie di Mastro­gio­vanni ferite pro­fonde fino a due cen­ti­me­tri. Natu­ral­mente la con­ten­zione di Mastrogiovanni, già sot­to­po­sto a un ille­cito e ille­gale Tso, non è stata mai anno­tata nella car­tella cli­nica.
Dei diciotto impu­tati in aula ce ne sono solo sei. Per i medici è pre­sente solo Michele Della Pepa (con­dan­nato a due anni); ven­gono dichia­rati con­tu­maci gli altri: il pri­ma­rio Michele Di Genio, con­dan­nato a 3 anni e 6 mesi; Rocco Barone ‚con­dan­nato a 4 anni; Ame­rigo Mazza e Anna Angela Ruberto, con­dan­nati a 3 anni. Ame­rigo Mazza, con­dan­nato a quat­tro anni, è assente in quanto non risulta avvi­sato. Gli infer­mieri solo in cin­que rispon­dono all’appello del giu­dice.
I fami­liari e le asso­cia­zioni, insieme ai difen­sori, riba­di­scono la loro ferma volontà di otte­nere piena giu­sti­zia per la tra­gica morte del «mae­stro più alto del mondo», affin­ché il pro­cesso di appello non diventi un altro caso Cuc­chi senza col­pe­voli. Le schiac­cianti e incon­tro­ver­ti­bili prove che lim­pi­da­mente inchio­dano i medici e gli infer­mieri alle loro gravi respon­sa­bi­lità sono con­te­nute nel video dell’orrore, che docu­menta l’atroce morte di un paziente affi­dato al sistema sani­ta­rio nazio­nale e, invece, fatto oggetto di vere e pro­prie tor­ture e trat­ta­menti inu­mani, lasciato legato mani e piedi, senza acqua né cibo per ben quat­tro giorni con­se­cu­tivi. Una vera e pro­pria tor­tura che è andata ben oltre la morte, in quanto Mastrogiovanni è stato sciolto solo sei ore dopo il decesso. Il suo è forse l’unico caso al mondo di seque­stro di per­sona in ambito ospe­da­liero ad avere una docu­men­ta­zione video inop­pu­gna­bile.
Per impe­dire che altri simili casi avven­gano i fami­liari e le asso­cia­zioni si spin­gono oltre il caso Mastro­gio­vanni e chie­dono alle auto­rità com­pe­tenti, Stato, Regioni, Aziende Sani­ta­rie che la con­ten­zione sia con­si­de­rata final­mente ille­git­tima e abo­lita; che in ogni reparto psi­chia­trico siano instal­lati impianti di sor­ve­glianza, con­ser­vando i video per almeno cin­que anni; che sia garan­tito ai fami­liari e alle asso­cia­zioni in ogni momento l’accesso ai reparti; che i pazienti siano trat­tati nel rispetto della pro­pria dignità per­so­nale con­ser­vando i pro­pri abiti civili e gli effetti personali.



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