Iraq. Anche i britannici bombardano l’Isis

Iraq. Anche i britannici bombardano l’Isis

LONDRA I sei Tornado della Raf mercoledì notte hanno compiuto i primi voli di ricognizione e di preparazione nei cieli dell’ Iraq, in collegamento con le truppe speciali dislocate a terra a supporto dell’esercito curdo. Nelle prossime ore si leveranno dalla base di Cipro e cominceranno a bombardare le postazioni dell’Isis.
Assieme a Londra anche la Danimarca ha deciso di schierare sette F-16. E la coalizione internazionale ha preso così forma. Sale però il livello di allerta: il responsabile antiterrorismo della Ue, il belga Gilles de Kerchove, intervistato dalla Bbc , ha rivelato che i jihadisti partiti dall’Europa e arruolatisi nel Califfato, lo Stato islamico, sono tremila. Ha poi messo in guardia dalle possibili ritorsioni nel continente.
Nessuna frenata del Regno Unito. «Gli errori del passato non ci devono bloccare». David Cameron ha ottenuto il via libera da Westminster: 524 sì, 43 no dei nazionalisti scozzesi e gallesi, di una ventina di dissidenti laburisti e una decina di conservatori. Oltre al leader Ukip, Nigel Farage, che ha tuonato: «In dieci anni siamo stati capaci di compiere solo carneficine e la situazione è sempre peggiorata». Il premier britannico ha insistito: «Ci sono i presupposti giuridici dell’intervento in quanto ce lo ha chiesto il governo iracheno». Ma ha messo le mani avanti: la missione richiederà «non mesi ma anni».
Non si è ripetuto lo psicodramma del 2013, quando Downing Street voleva spedire i suoi missili sulla testa del dittatore di Damasco, Assad, e i Comuni glielo impedirono con un voto a sorpresa. Il leader laburista Ed Miliband ha benedetto il testo concordato fra maggioranza e opposizione: «Lo appoggio perché l’Isis è una organizzazione criminale e perché è necessario proteggere la nostra sicurezza e i valori che sosteniamo».
La mozione limita le incursioni al territorio iracheno controllato dall’Isis. Se Londra valuterà di allargare il raggio d’azione militare in Siria lo potrà disporre dopo un nuovo pronunciamento parlamentare. A suggellare l’unità è arrivato pure l’intervento dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che è intervenuto ai Comuni (lui è nella Camera dei Lord): «È giusto agire ora». La Chiesa d’Inghilterra sta con Westminster.
Fabio Cavalera



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