Israele apre alle richieste dell’Onu

Israele apre alle richieste dell’Onu

PARIGI — Israele ha prolungato di quattro ore la tregua, rotta da tiri sporadici di razzi di Hamas dal territorio di Gaza, e poi in serata ha annunciato un’estensione di 24 ore, fino alla mezzanotte di oggi. È un primo, fragile risultato dell’offensiva diplomatica internazionale che ha portato ieri mattina al Quai d’Orsay, nella sede del ministero degli Esteri francese, i responsabili delle relazioni estere di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia, Francia, Turchia, Qatar e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea Catherine Ashton. Israele ha però chiarito che intende rispondere oggi al fuoco proveniente da Gaza e che continuerà a distruggere i tunnel durante la tregua umanitaria. Hamas ha respinto l’accordo, chiedendo il completo ritiro israeliano dalla Striscia e il ritorno dei palestinesi alle loro case.
Dopo circa due ore di colloqui il ministro francese Laurent Fabius ha pronunciato una breve dichiarazione anche a nome dei colleghi: «Tutti noi vogliamo un cessate il fuoco durevole e negoziato che risponda allo stesso tempo ai bisogni legittimi israeliani in termini di sicurezza, e alle richieste legittime palestinesi in termini di accesso e di sviluppo socio-economico. Questa riunione è stata positiva, permette di sviluppare orientamenti comuni per l’azione internazionale in favore di una tregua a Gaza. Tutti noi chiamiamo le parti a un’estensione del cessate il fuoco umanitario attualmente in vigore».
L’equilibrio della posizione comune è però rotto dai toni duri del ministro turco Ahmet Davutoglu: «Se Israele avesse accettato la proposta di tregua che avevamo messo a punto in Qatar, i negoziati potrebbero ambire a un cessate il fuoco molto più durevole. Ma l’atteggiamento di Israele dimostra che non è sincero nei suoi sforzi di pace». Turchia e Qatar agiscono apertamente come rappresentanti della posizione di Hamas. Il ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier ha invece ricordato che «l’obiettivo dell’incontro di Parigi non era stabilire chi siano i responsabili di questa nuova escalation di violenza ma arrivare a una posizione comune che permetta di impedire altre vittime». A suo avviso, il nodo principale è «come convincere Hamas che Gaza non può più servire come deposito di armi per il movimento o per il suo braccio militare».
Lo sforzo di mediazione dell’Egitto resta sul tavolo, l’incontro al Quai d’Orsay non era un’alternativa all’iniziativa del Cairo ma «in accordo con essa», ha precisato il portavoce francese, Romain Nadal.
La comunità internazionale ha cercato così di sfruttare la finestra di opportunità che si è aperta con il cessate il fuoco di 12 ore di ieri, 18 giorni dopo l’inizio delle ostilità tra Israele e Hamas, per impedire la perdita di altre vite e il possibile estendersi del conflitto alla Cisgiordania. C’è poi la questione della reazione dell’opinione pubblica europea: le manifestazioni in solidarietà per Gaza sono talvolta degenerate in atti di antisemitismo, tanto che il governo francese è stato costretto a vietare un nuovo corteo, ieri a Parigi. Un migliaio di manifestanti sono scesi in piazza comunque: 40 sono stati identificati e 20 arrestati .



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