Bozza Van Rompuy per l’Europa «Lavoro e crescita, ora si cambia»

Bozza Van Rompuy per l’Europa «Lavoro e crescita, ora si cambia»

BRUXELLES — «Occupazione, crescita e competitività», più flessibilità per aiutare le riforme: saranno o dovrebbero essere questi i punti centrali nel programma della nuova Commissione europea, e anche del vertice dei capi di Stato e di governo che si aprirà giovedì.
Il verbo al condizionale «dovrebbero» si giustifica con il fatto che la notizia viene da una bozza incompleta e provvisoria, trapelata dallo staff del presidente Ue Herman Van Rompuy, lavorata dagli «sherpa» ma ancora in attesa di un visto ufficiale. Già domani, forse, Van Rompuy siglerà il documento, che potrà ancora essere modificato fino all’ultimo momento, rimbalzando fra le varie cancellerie. In ogni caso, «crescita e lavoro» sono i temi che si preannunciano ormai da mesi per questo vertice, forse il segnale di una virata rispetto all’austerità di stampo merkeliano. Anzi: la loro comparsa nella bozza prevertice potrebbe anche confermare ciò che si va dicendo da mesi: e cioè che Matteo Renzi avrebbe offerto il «sì» italiano alla candidatura di Jean-Claude Juncker (sostenuto dalla cancelliera tedesca) alla testa della nuova Commissione europea, chiedendo e ottenendo in cambio di poter utilizzare i margini di manovra già previsti dal Patto di stabilità e crescita per le riforme strutturali. Renzi premerà anche sulla necessità di investimenti privati, mirati al mercato unico dell’energia. Però il cuore di questo vertice, al di là delle prebozze più o meno provvisorie, non sarà tanto centrato sull’economia e la finanza, ma sugli schieramenti di potere.
La questione delle nomine predominerà sul resto, sulle varie ricette per la crescita che pure si affacceranno formalmente nel documento finale. Juncker è al passaggio decisivo, ma quel passaggio è molto insidioso. David Cameron, il premier inglese, gli conferma tutta la sua ostilità annunciando che al vertice potrebbe chiedere un rinvio della scelta finale: e anche costringere gli altri Stati a venire allo scoperto, votando sì o no sul suo nome. Non solo: anche la stampa popolare britannica ha aperto un fuoco di sbarramento, accennando a presunti vizi privati dello stesso Juncker. Olandesi e scandinavi in genere sembrano condividere l’acredine di Londra. Ma Berlino, almeno per ora, resta al fianco di Juncker.
Di tutto questo si discuterà nella cena di giovedì a Ypres, prima e dopo la quale i giornalisti saranno tenuti rigorosamente a distanza dai leader politici: un altro segno, probabilmente, dell’importanza della posta in gioco, e della necessità di un negoziato riservato. In questo minuetto, il belga Van Rompuy gioca il ruolo di mediatore ed «esploratore» (proprio così vengono chiamati i politici che fanno da arbitri durante le lunghe e tormentate crisi di governo nel suo Belgio). E non gli manca certo l’esperienza per farlo. Ma a discutere, qui, non ci sono i leader di partiti nazionali, ma i capi di grandi potenze ed eredi di imperi, portatori di interessi continentali. Nei prossimi quattro giorni, si vedrà come andrà a finire lo scontro di potere. E l’Europa della «crescita e del lavoro» starà ancora per un poco a guardare.
Luigi Offeddu



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