Ultima colata alla Lucchini addio a un altro pezzo d’acciaio siderurgia italiana al tramonto

Ultima colata alla Lucchini addio a un altro pezzo d’acciaio siderurgia italiana al tramonto

LA SIDERURGIA italiana è commissariata. Piero Nardi e Enrico Bondi governano (o provano a farlo) una capacità produttiva installata di oltre 20 milioni di tonnellate. Il cuore della nostra industria manifatturiera: il 47 per cento dei beni che l’Italia esporta all’estero è fatto di acciaio. Ma finora ce ne siamo curati abbastanza poco. Periodicamente la cronaca propone i casi disperati: l’inquinamento dell’Ilva di Taranto negli anni scorsi con il capitalismo ottocentesco della famiglia Riva, lo spegnimento dell’altoforno della ex Lucchini di Piombino ieri. «Ci preoccupiamo a singhiozzo – dice Rosario Rappo della Fiom – e non vediamo il pericolo più grande, che è la chiusura di un settore strategico per la nostra industrial manifatturiera ». «Nel futuro prossimo rischiamo di avere un’economia a sovranità limitata», sintetizza Marco Bentivogli, segretario della Fim nazionale. Per una volta i metalmeccanici di Cgil e Cisl si trovano d’accordo. L’analisi non è confortante.
Dei quasi 40 mila occupati dalle aziende siderurgiche italiane, 10.000 lavorano ai forni elettrici delle aziende del Nordest, tra Lombardia e Veneto. Sono le fabbriche del tondino, quelle che producono utilizzando come materia prima i rottami ferrosi. Un’opera meritoria di riciclo e un settore importante nell’economia italiana. Ma non è da quei forni che esce l’acciaio migliore. Quello di qualità viene prodotto dagli altoforni a ciclo continuo. I principali sono tre: quelli di Taranto,
quello di Piombino, entrato ieri in stand by, e quello di Trieste (della ex Lucchini come Piombino) oggi in attesa di un nuovo proprietario.
A Piombino e Trieste la famiglia Lucchini aveva consegnato progressivamente gli impianti ai russi di Severstal a partire dal 2005. Il magnate Aleksei Mordashov «ha spremuto l’altoforno senza investire nel rinnovamento. Quando l’impianto non gli serviva più è arrivato il commissariamento », racconta Rappo. Due milioni di capacità produttiva installata in Toscana e un milione a Trieste sono diventati a rischio. «A Piombino – ricorda
Bentivogli – tutti si sono innamorati dell’emiro giordano». L’emiro è Khaled al Habahbeh che con il motto «compro tutto» promette un investimento di 3 miliardi di euro nelle fabbriche di Piombino, Lecco e Condove, vicino a Torino. Per ora non è riuscito a convincere il governo italiano sulla sua effettiva capacità di spesa ma garantisce di avere uno suocero ricco. All’asta partecipano anche gli svizzeri di Klesh e un gruppo indiano. Il commissario Nardi e il governo dovranno decidere entro maggio. A Trieste la trattativa più avanzata sembra essere quella con il gruppo italiano Arvedi anche se
proprio ieri è stata annunciata l’offerta di un secondo gruppo.
Ben più complicata la situazione a Taranto dove nemmeno i decreti del governo riescono a dare a Enrico Bondi i soldi necessari a bonificare e ristrutturare lo stabilimento. Oggi da quella che formalmente è ancora la fabbrica dei Riva escono 4-5 milioni di tonnellate di acciaio contro una capacità di 10. Gli altiforni sono gli unici in grado di produrre i binari dei treni e le lamiere per costruire elettrodomestici, automobili, navi. «Già oggi – dice Bentivogli – una parte dei tradizionali clienti della siderurgia italiana comincia a rivolgersi alle
acciaierie straniere». «I gruppi europei volteggiano come avvoltoi sull’agonizzante siderurgia italiana», denuncia Rosario Rappo. Che aggiunge: «Oggi si stima che la capacità produttiva installata in Europa sia superiore di 20 milioni di tonnellate alle necessità, proprio l’equivalente della capacità delle acciaierie italiane». Come dire: rottamando la siderurgia italiana il resto d’Europa avrebbe il lavoro assicurato. «Che l’Europa si stia comportando in modo imparziale non si può proprio dire», aggiunge Bentivogli. E racconta la storia della Thyssen di Terni, acciaio di qualità prodotto nei forni elettrici, che aveva venduto l’impianto ai finlandesi di Outokumpu: «Il commissario Almunia ha bloccato l’operazione per una asserita posizione dominante del gruppo finlandese. Con il risultato che in una notte i tedeschi si sono ripresi lo stabilimento. I finlandesi avevano un articolato piano di rilancio. Quello di Thyssen dobbiamo ancora vederlo adesso».



Related Articles

Tangenti, il manager pentito mette nei guai la coop rossa altri trenta appalti nel mirino

Simone voleva fuggire in Tunisia. I pm allargano le indagini Nelle carte il “canale preferenziale con Renzi, Lotti e Nardella”

Emergenza emigrazione

Demografia e emigrazione. L’Istat regista il costante calo degli stranieri che arrivano in Italia, in molti stanno rientrando nei loro paesi, mentre raddoppiano gli italiani che cercano fortuna all’estero. Il risultato è che nascono sempre meno bambini e la popolazione è sempre più vecchia

Confindustria lancia Federauto per trattenere Fiat

Ecco l’ipotesi di compromesso. E lunedì Fim e Uilm si incontrano con la Fiom.  Termini Imerese, presentati al ministro Romani i piani di Cimino e Rossignolo 

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment