Redditi, l’ex Cavaliere perde quota I 51 parlamentari «nullatenenti»

Redditi, l’ex Cavaliere perde quota I 51 parlamentari «nullatenenti»

ROMA — Adesso Silvio Berlusconi è «tallonato». Non dai detrattori, ma da chi in Parlamento ha rischiato di soffiargli il primato, l’ultimo da senatore della Repubblica. È ancora lui il più ricco fra i parlamentari (dichiarazione dei redditi del 2012), ma subito dopo di lui c’è il deputato padrone delle cliniche Antonio Angelucci, roba di qualche decina di migliaia di euro (poco meno di 200 mila per la precisione). Il punto però non è questo.
Il fatto è che nel giro di un anno i redditi (dichiarati) da Berlusconi sono letteralmente crollati: da 35 milioni e mezzo (dichiarazione dei redditi del 2011) agli attuali 4 e mezzo e questo ancora prima della decadenza dallo scranno da senatore. Eccole le dichiarazioni dei redditi parlamentari che da ieri si trovano tutte online.
Eccoli i milionari dei Palazzi: in Senato Renato Turano (2 milioni 900 mila) e Niccolò Ghedini, lo storico avvocato di Berlusconi (2 milioni 173 mila), nonché Alfredo Messina (un milione 82 mila) e Salvatore Sciascia (un milione 10 mila). Alla Camera, invece, dopo Angelucci (4 milioni 372 mila) ci sono Gregorio Gitti (3 milioni 426 mila) e il consigliere di Renzi Yoram Itzhak Gutgeld (1 milione 757 mila 295 euro).
Top ten a parte, una peculiarità del 2012 : ci sono ben 51 nullatenenti e la metà sono nel Movimento cinque stelle. Va da sé: le dichiarazioni si riferiscono a prima dell’inizio della legislatura e molti fra i seguaci di Beppe Grillo sono arrivati in Parlamento per la prima volta nel 2013. Però sono davvero tanti quelli a dichiarazioni dei redditi zero. O addirittura sottozero, come Vito Petrocelli, senatore M5S della Basilicata, cinquantenne, di professione geologo: ha dichiarato — nel 2012 — 296 euro.
Ma c’è anche come chi, Maurizio Buccarella, facendo l’avvocato ha dichiarato un imponibile di 8 mila euro: «Perché mi occupo principalmente di casi di patrocinio gratuito a spese dello Stato», dice lui. E spiega, attaccando: «Con l’ultima legge di Stabilità i contributi per il patrocinio gratuito sono stati tagliati di un altro 30 per cento. Ecco il risultato».
Ma i seguaci di Grillo non sono da soli: loro sono in 25 a reddito zero (da aggiungere anche tre del gruppo misto fuoriusciti da M5S), ma ci sono anche 12 del Pd e 8 di Sinistra e libertà, oltre a uno di Ncd (Rosanna Scopelliti) e uno di «Per l’Italia» (Gea Schirò).
Dal basso all’alto, la top ten del governo vede al primo posto il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi (282.499 euro), seguito dal ministro della Cultura Dario Franceschini (200.861), mentre all’ultimo posto figura Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme (76.259).
Bisogna dire, però, che nell’elenco del governo non ci sono i redditi del premier Matteo Renzi, ma anche di ben quattro ministri: Pier Carlo Padoan (Economia), Federica Guidi (Sviluppo economico), Giuliano Poletti (Lavoro) e Maria Carmela Lanzetta (Affari regionali), in quanto non parlamentari.
Nella classifica comparata fra Camera e Senato, il presidente di Palazzo Madama Piero Grasso batte la presidente di Montecitorio Laura Boldrini: 176 mila 499 euro per Grasso, all’epoca procuratore nazionale antimafia, contro i 6.314 euro della Boldrini ai quali vanno aggiunti i 94.304 euro nella sua precedente veste di funzionario dell’Unhcr, redditi peraltro «non soggetti a imposizione nazionale».
Anche la battaglia fra i capigruppi delle due Camere è nettamente a favore del Senato, lì dove Karl Zeller, capogruppo di Svp, ha dichiarato 383 mila 826 euro mentre il primo dei capigruppo a Montecitorio, Andrea Romano di Scelta civica, si è fermato a 186 mila 95 euro.
Alessandra Arachi



Related Articles

Una catena di fallimenti per una clamorosa vittoria

Ora il Pdl sta alla finestra e aspetta nuove elezioni per riprendersi una parte dei suoi elettori Destra e sinistra, legge elettorale, media, imprenditori, e sondaggi alla base dell’exploit a 5stelle Non è la presa della Bastiglia, né del Palazzo d’Inverno. Il successo di Grillo è piuttosto la testimonianza di una catena di fallimenti e di un mostruoso deficit di proposta politica.

Immigrazione, la Grecia chiama Bru­xel­les

Atene. L’allarme di Tsipras all’Europa per fronteggiare l’emergenza sbarchi. Ieri altri 200 arrivi

La Linke boccia l’accordo con la Grecia

Bundestag. Venerdì il voto del parlamento tedesco. No della sinistra: «Piano fallimentare, costerà 100 miliardi, come con la Ddr»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment