Iran Condannato a morte, salvato dalla madre della vittima

by redazione | 18 Aprile 2014 15:38

Nel Mazan­da­ran, regione set­ten­trio­nale che si affac­cia sul mar Caspio, un ira­niano con­dan­nato a morte è stato rispar­miato quando era già tutto pronto per l’esecuzione pubblica.

L’Iran Human Rights, ong che si batte con­tro la pena di morte, ha rac­con­tato i par­ti­co­lari del per­dono, con­cesso al 24enne, Balal Abdul­lah, in pro­cinto di scon­tare la con­danna per l’omicidio, avve­nuto durante una lite in strada, sette anni fa, di Abdol­lah Hosseinzadeh.

Sarebbe spet­tato ai fami­liari della vit­tima togliere la sedia per pro­ce­dere con l’impiccagione, ma la madre della vit­tima si è accon­ten­tata di schiaf­feg­giare il con­dan­nato comu­ni­cando il suo per­dono. È stato poi il padre di Abdol­lah a togliere il cap­pio dal collo del con­dan­nato. Balal tor­nerà ora in pri­gione. Secondo la legge ira­niana, i fami­liari delle vit­time pos­sono avere l’ultima parola in caso di con­danna a morte.

L’episodio rilan­cia l’attenzione sul caso Rey­ha­neh Jab­bari, 26enne con­dan­nata a morte per l’omicidio, sette anni fa, di un fun­zio­na­rio del mini­stero dell’Intelligence che aveva ten­tato di vio­len­tarla, e a rischio impic­ca­gione. Jab­bari era stata arre­stata nel 2007 per l’assassinio di Mor­teza Abdo­lali Sar­bandi. Dopo l’arresto, la donna era stata rin­chiusa per due mesi in iso­la­mento nel temi­bile car­cere di Evin. Jab­bari aveva con­fes­sato di aver com­messo l’omicidio, soste­nendo di aver agito per autodifesa.

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