Welfare e reddito: c’è confusione tra Renzi e Cgil-Cisl

Welfare e reddito: c’è confusione tra Renzi e Cgil-Cisl

Giuseppe Allegri,

Il gran par­lare intorno all’ipotesi di «Job­sAct» di Mat­teo Renzi con­ti­nua a pro­durre i suoi effetti. Anche in man­canza di una qual­che bozza di testo nor­ma­tivo sul quale con­fron­tarsi. Così ora pren­dono la parola i sin­da­cati. E si sco­prono delle novità, insieme con i soliti riflessi con­di­zio­nati. Meglio andare per ordine.

La Cgil accetta il piano delle dichia­ra­zioni del Pre­si­dente del Con­si­glio e si lan­cia nella pro­po­sta di una «vera riforma degli ammor­tiz­za­tori sociali», che sia a carat­tere «inclu­sivo e uni­ver­sale» e si fondi su due soli isti­tuti. Da una parte la tutela dalla disoc­cu­pa­zione. Dall’altro la tutela nel caso di sospen­sione di atti­vità e ore lavo­rate. Tutti e due gli stru­menti devono essere poi ricol­le­gati alle poli­ti­che attive, «di modo che il fine ultimo del soste­gno al red­dito sia sem­pre l’inclusione sociale e l’inserimento lavo­ra­tivo». Il sistema dovrebbe fun­zio­nare in modo che «se tutti i lavo­ra­tori e tutte le imprese con­tri­bui­scono al sistema uni­ver­sale di ammor­tiz­za­tori, si può esten­dere il soste­gno al red­dito anche ai pre­cari, inclu­dendo tutte le tipo­lo­gie con­trat­tuali subor­di­nate e para­su­bor­di­nate». È un mec­ca­ni­smo assi­cu­ra­tivo, insomma.

Qui il discorso si fa com­pli­cato e con­trad­dit­to­rio. Per­ché il sus­si­dio di disoc­cu­pa­zione e il soste­gno al red­dito sono due stru­menti diversi, com­pa­ti­bili l’uno con l’altro, ma non certo acco­mu­na­bili. Il primo inter­viene in caso di assenza di lavoro e con­se­guen­te­mente di red­dito. Men­tre il secondo sostiene le per­sone che non rag­giun­gono un livello di red­dito digni­toso. Con o senza lavoro. È il caso del red­dito minimo garan­tito: al momento del tutto escluso dal dibat­tito intorno al «JobsAct».

Il peri­colo di con­fon­dere que­ste misure è avva­lo­rato da un pas­sag­gio dell’intervista rila­sciata da Susanna CamussoLa Repub­blica, dove si afferma: le risorse «che oggi dalla fisca­lità gene­rale vanno verso gli ammor­tiz­za­tori in deroga, dovreb­bero soste­nere la fase di avvio del nuovo sistema e il poten­zia­mento delle risorse stan­ziate per le nuove poli­ti­che attive neces­sa­rie a supe­rare la logica dell’assistenza».

Il supe­ra­mento della Cig in deroga finan­ziata dalla fisca­lità gene­rale è un intento meri­to­rio. Ma sem­bra intro­durre una sorta di esten­sione della stessa Cig in deroga, piut­to­sto che il ripen­sa­mento in senso uni­ver­sale degli ammor­tiz­za­tori sociali e l’introduzione del red­dito minimo garan­tito. Con in più una peri­co­losa ten­denza al Work­fare, piut­to­sto che ad un nuovo Wel­fare. Crea­zione di posti di lavoro a qual­siasi con­di­zione: soprat­tutto per gli ipo­te­tici lavo­ra­tori e lavo­ra­trici. C’è già il Pro­to­collo su Expo 2015 a ricor­darci di non con­fon­dere volon­ta­riato con lavoro gratuito.

Nel frat­tempo il segre­ta­rio gene­rale della Cisl Raf­faele Bonanni ha pen­sato bene di ripor­tare tutti con i piedi per terra. «Prima che alla can­cel­liera Mer­kel que­sta legge la si doveva far vedere ai lavo­ra­tori e alle loro rap­pre­sen­tanze», ha tuo­nato da La Stampa. Come dar­gli torto? Poi ha aggiunto, con un piz­zico di coda di paglia: «A me non inte­res­sano le sce­neg­giate con­cer­ta­tive, ma un serio lavoro pre­pa­ra­to­rio, come si fa ovun­que nei Paesi avan­zati. È una scelta che pro­durrà errori». È pro­ba­bile che l’attuale «Sin­daco d’Italia» non per­derà occa­sione per ricor­dare a Bonanni che, dopo trent’anni di con­cer­ta­zione tra governi e parti sociali, di errori se ne sono fatti parec­chi, spesso pro­prio a causa di «quei seri lavori pre­pa­ra­tori». E come dare torto anche a lui?



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