Il club dei ricchi

LONDRA. Nonostante la sua azienda sia stata superata e addirittura eclissata dalla Apple come regina della rivoluzione digitale, e nonostante lui stesso abbia regalato in beneficenza circa metà della sua ricchezza, nel 2013 Bill Gates è tornato ad essere l’uomo più ricco del mondo.
Secondo una graduatoria addirittura giornaliera, il Bloomberg Billionaires Index, che tiene quotidianamente il conto di quanti soldi hanno in tasca i Paperoni del pianeta, alla conclusione dello scorso anno il fondatore della Microsoft ha visto crescere il proprio patrimonio a quota 78 miliardi e mezzo di dollari, in particolare in virtù di una crescita del 40 per cento nel valore delle azioni dell’azienda che fornisce il software a buona parte dei computer della terra, di cui lui rimane il principale azionista.
Ha così sorpassato di circa 8 miliardi di dollari il miliardario messicano Carlos Slim e tenuto a distanza gli altri appartenenti al club dei miliardari (in moneta americana, perlomeno), trecento uomini e donne che complessivamente hanno visto aumentare di 320 miliardi di dollari le loro fortune nell’anno appena concluso e che secondo le stime degli analisti di Bloomberg diventeranno ancora più ricchi nel 2014 appena cominciato: «Il 2013 è stato un buon anno per i super ricchi», afferma John Castimatidis, uno degli esperti consultati dalla casa editrice di giornali, riviste, agenzie di stampa e televisioni di proprietà dell’ex-sindaco di New York per compilare la sua classifica, «e il 2014 promette di essere anche migliore».
Una conferma che la grande recessione globale scoppiata nel 2008, di cui l’economia mondiale continua ad avvertire le conseguenze, non ha toccato i ricchi in generale e specialmente i super ricchi, la crema della crema, quello “0,1 per cento” che secondo libri come Plutocrats della giornalista Cinthya Freeland rappresenta i veri padroni del mondo, il vero gap dell’ingiustizia planetaria, ben più del cosiddetto “1 per cento” messo accusa da Occupy Wall Street e dal movimento 99 per cento.
La graduatoria del 2013 mette in evidenza un fenomeno già noto, quello dell’ascesa dei miliardari identificati con le nuove tecnologie della rivoluzione digitale, come Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, al 26esimo posto in classifica con una ricchezza calcolata in 24,7 miliardi di dollari. Non mancano tuttavia le fortune più tradizionali, come quella di Gerald Grosvenor, meglio conosciuto
come il duca di Westminster, all’87esimo posto con un capitale di 12,7 miliardi di dollari, in gran parte frutto delle sue immense proprietà immobiliari a Londra e nel resto dell’Inghilterra.
Per quanto riguarda gli italiani, nella classifica ne spiccano mezza dozzina, tra cui Michele Ferrero, il re della Nutella, 25esimo con 25,2 miliardi di dollari, Leonardo Del Vecchio della Luxottica, 41esimo con 18,2 miliardi, Paolo Rocca, industriale dell’acciaio con base in Argentina, 95esimo con 11,6 miliardi, e Giorgio Armani, 110emo con 10 miliardi. Silvio Berlusconi è “soltanto” al 156esimo posto con un patrimonio di 8,2 miliardi di dollari. Miuccia Prada è l’unica donna italiana in classifica, al 188esimo posto con 7 miliardi di dollari.
Complessivamente, i “più ricchi tra i ricchi”, ossia i cento supermiliardari della graduatoria di Bloomberg, hanno un’età media di 67 anni (il 29enne Zuckerberg è il più giovane), 89 sono uomini e 11 sono donne, la loro ricchezza media è di 15 miliardi di dollari, il loro patrimonio collettivo supera i 2 trilioni di dollari. Geograficamente, la maggior parte (37) sono negli Stati Uniti, seguiti dalla Russia con 11 miliardari.


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