Il piano del Pd per il lavoro: neoassunti senza articolo 18

E di idee ce ne sono molte, non tutte concordanti, su come riformare il mercato del lavoro. Renzi ha già annunciato che entro un mese sarà pronto il «job act», il testo che dovrebbe rivoluzionare le regole. A lavorarci sono in tanti: Yoram Gutgeld, deputato e spin doctor economico di Renzi; ma anche la responsabile Lavoro Marianna Madia; il responsabile Economia Filippo Taddei; il responsabile Welfare Davide Faraone; e, come supervisione politica, Maria Elena Boschi.
Idee chiave, abbattere i vecchi tabù, combattere il precariato, ridurre la burocrazia, semplificare le norme e riformare gli ammortizzatori sociali. Domani, in segreteria, partirà la discussione. Spiega Faraone: «La stella polare è il modello scandinavo, la flexsecurity, che avevamo già lanciato 4 anni fa alla Leopolda. Bisogna riformare drasticamente, agendo su due binari paralleli: il lavoro e lo Stato sociale».
Il piano, a quanto si sa, è quello di introdurre un contratto a tempo indeterminato per i neoassunti, che non prevede la tutela dell’articolo 18 (reintegro o indennizzo in caso di licenziamento illegittimo): in questo caso sarebbe eliminato il reintegro e resterebbe solo l’indennizzo. L’articolo 18 sarebbe ancora valido per i contratti in essere, ma anche per i nuovi contratti, in alternativa a quelli «flessibili» che si vogliono introdurre.
Gutgeld previene le possibili obiezioni (che portarono la Cgil sul piede di guerra e tre milioni a manifestare contro Berlusconi, nel 2001): «Resta tutto, non vogliamo togliere nulla, vogliamo solo aggiungere. Non aboliamo l’articolo 18, non aboliamo i contratti a progetto e non aboliamo i contratti a tempo indeterminato. Anzi. Quello che si vuole è guardare la realtà: spesso c’è un uso improprio dei contratti a progetto. E il contratto a tempo indeterminato è diventato un’araba fenice. Vogliamo aiutare i giovani e dare un’alternativa al deserto della precarietà».
La soluzione, dunque (vicina alla vecchia proposta Ichino), è quella di un contratto indeterminato di inserimento, «alternativo non al tradizionale contratto a tempo indeterminato, che rimane, ma al precariato». Gutgeld spiega che «potrà esserci anche una dinamica negoziale positiva con i datori di lavoro: per esempio, io potrei accettare un contratto con meno protezione, in cambio di una retribuzione più alta».
Che il tema sia delicato nel Pd, Gutgeld lo sa (a partire da Stefano Fassina): «Spero che l’opposizione a queste idee non sia miope». Faraone è ottimista: «Temi come l’articolo 18 non devono essere più tabù. È chiaro che possono esserci meno garanzie che in passato, ma come contrappeso ci sarà una rete di protezione più ampia. È intollerabile per la sinistra che non ci sia un sussidio universale e che la cassa integrazione e la mobilità riguardino solo alcuni. Comunque ce la faremo: quattro anni fa proponemmo l’abolizione del finanziamento pubblico e ci trattavano da pazzi; ora fanno tutti la gara a scavalcarci».
Ma i temi sono molti e i pareri anche. L’ombra della (non amatissima) riforma Fornero è dietro l’angolo: «Ma quella è una legge lontana dalla nostra proposta», dice Taddei. Che alla domanda su una possibile abolizione della Cassa integrazione, risponde così: «Con un approccio complessivo si può fare tutto. Ma il nostro obiettivo è garantire chi non ha tutele». Si può fare tutto, anche intervenire sulle «pensioni d’oro», come è pronto a fare Faraone. Monica Gregori, pd in commissione Lavoro, avverte: «Bene, ma attenti a non togliere le tutele e a non rifare gli errori disastrosi della Fornero. E poi dobbiamo avere il coraggio di andare oltre le proposte di Ichino». Tra le altre misure allo studio, la semplificazione del codice del lavoro, il rilancio dei centri per l’impiego e l’utilizzo dei fondi europei per i giovani.


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