Crisi se si vota la decadenza Berlusconi incalza Alfano

ROMA – « Tutti e 5 i figli di Berlusconi, in modo compatto, hanno chiesto la grazia» per il Cavaliere, «ma evidentemente non la vogliono dare, vogliono che si arrenda». È l’ex senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri, amico di lunga data, a fare questa rivelazione durante la trasmissione Virus su Raidue. Ma il legale dell’ex premier, Niccolò Ghedini, smentisce immediatamente: «È destituita di qualsiasi fondamento, non l’abbiamo fatto prima e non lo faremo poi». «La ghe no», confermano ricorrendo al dialetto dall’entourage della famiglia. Anche il Quirinale ufficiosamente fa sapere che «alla Presidenza della Repubblica non è arrivato nulla e non ci ha sorpreso la dichiarazione diffusa dall’avvocato Ghedini perché da tempo al Presidente era stato escluso, da persone vicine all’onorevole Berlusconi, ogni ipotesi di domanda di grazia».
Quello che poteva apparire come un giallo giunge al termine di una giornata nel corso della quale nel Pdl si scambiano botte da orbi. Daniele Capezzone se la prende con Gaetano Quagliariello perché ha detto che nel caso Silvio Berlusconi decada i ministri non si dimetteranno. Il ministro, a sua volta, gli ricorda i numerosi passaggi di campo, gli dà cioè del globetrotter della politica, e lo definisce «un Rasputin». Roberto Formigoni attacca lealisti e falchi dicendo che sono degli «sciocchini» e viene redarguito da Renata Polverini e da Mara Carfagna. «Quando la smetterà di dire idiozie?», si domanda l’ex governatrice del Lazio. Simona Vicari accusa i falchi di non sapere quali siano i valori che ispirano Silvio Berlusconi, valori ai quali loro, i governativi, si rifanno. Ma viene subito rimbrottata da Sandro Bondi che giudica le sue parole alla stregua di «farneticazioni indecorose». Di fronte a questa escalation della discussione Daniela Santanchè fissa il punto in questo modo: «O si è per Berlusconi o si è contro. Sarebbe molto complicato dovere sostenere un governo se il Pd votasse per la decadenza del nostro leader». E aggiunge: «È inutile procedere per sofismi e volere spaccare il capello in quattro proponendo categorie inesistenti come quella di due berlusconismi. Esiste Berlusconi e la sua Weltanschauung».
Il punto di vista del Cavaliere è chiaro: non si può stare al governo se un alleato vota la mia decadenza. E su questo l’altra notte il confronto tra lui e Angelino Alfano non ha prodotto alcun passo in avanti. Berlusconi vuole che i ministri si dimettano, si apra cioè la crisi di governo prima che sia approvata la legge di Stabilità, tema questo sul quale ieri a Palazzo Grazioli si è tenuto un vertice.
Alfano, al contrario, ha obiettato che le due questioni vanno separate e che è meglio per lui, per il centrodestra e per il Paese tenere in piedi l’esecutivo di larghe intese che è uno strumento necessario per tornare a vincere, costruendo un centrodestra inclusivo e a vocazione maggioritaria. Il dissenso tra i due ha riguardato (e riguarda) anche gli assetti del partito a venire. Dopo l’offerta di farsi affiancare da due coordinatori (uno alfaniano, un altro lealista) Berlusconi avrebbe cambiato idea, proponendo al loro posto un organismo più ampio ma senza potere di firma che resterebbe in capo a lui. E su questo la discussione si è arenata benché il Cavaliere abbia continuato a invitare il vicepremier a staccarsi dai suoi attuali compagni di viaggio. I due torneranno a vedersi nei prossimi giorni nel tentativo di trovare un accordo. Ebbene, nonostante tutto faccia pensare che la rottura sia assai prossima, al punto che qualcuno come Fabrizio Cicchitto si domanda se sia il caso di partecipare al Consiglio nazionale in assenza di un’intesa, c’è chi non dispera. «Non riesco proprio a capire come si possa ipotizzare una divisione del Pdl se tutti ci si riconosce nel leader Berlusconi», si domanda Altero Matteoli. L’ex ministro è convinto che esistano «i margini per ricomporre le posizioni diversificate all’interno del partito». Quella di Matteoli è una speranza, perché il Pdl-Forza Italia assomiglia sempre più a una casa che brucia e sono in pochi a gettare acqua sulle fiamme. «Ormai la discussione è trascesa anche sul piano personale e ben difficilmente sarà possibile una ricomposizione», si lamenta un parlamentare sgomento per ciò che sta avvenendo.
Non si tratta solo di schermaglie politiche, qui si stanno confrontando due visioni, due modi di intendere l’impegno dentro un partito, ed entrambe fanno riferimento al Cavaliere. Da un lato il ritorno a Forza Italia, all’insegna dello spirito del 1994, una forza movimentista. Dall’altro un partito all’interno del Ppe, capace di costruire uno schieramento ampio che sappia includere la Lega, i Fratelli d’Italia, i resti centristi e sia alternativo alla sinistra. Tale confronto diventerà tanto più aspro tanto più ci si avvicinerà alla data del 16 novembre, giorno nel quale si terrà il Consiglio nazionale che dovrà decidere il passaggio dal Pdl a Forza Italia e dettare la linea da tenere sul governo.
Lorenzo Fuccaro


Related Articles

Pdl, sfida finale a Tremonti “Sì ai condoni fiscale e edilizio”

La replica: “Regalo agli evasori”  Cicchitto li rilancia. Le opposizioni: atto criminale.   Il ministro: “Via il segreto bancario”. Napoli: “Mandiamo Giulio in Bankitalia” 

Elezioni. Contare non sbarrare

Elezioni. La strada per un Europa dei popoli è lunga e dif­fi­cile, nella poli­tica e nel diritto

«Ecco la vera rifondazione»

SINISTRA E LIBERTà€ VENDOLA Il leader di Sel all’ex dalemiano Latorre: «Il nuovo centrosinistra lo costruiamo insieme. Con le primarie»
Dopo la «babele» esplosa in casa democratica il presidente pugliese non sale sul «predellino» del «nuovo Pd» e insiste: per fondare l’alternativa a quindici anni di berlusconismo non servono programmi o alleanze fatte a tavolino: «Le primarie sono l’ago e il filo della nuova coalizione»

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment