Con le nuove partite Iva le donne battono la crisi

Complessivamente, tra maschi e femmine, c’è stata sì una diminuzione del 5% nel 2012 rispetto al 2013 e un calo del 12% tra gennaio e agosto del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2008, ma mentre quelle maschili sono diminuite rispettivamente del 6,9 e del 15,6%, quelle femminili hanno tenuto nettamente meglio in entrambi i casi con una flessione più contenuta dell’1,5 e del 5,2%.
«I dati analizzati evidenziano come nella prima parte dell’anno l’incidenza delle donne sulle nuove aperture sia cresciuta del 2,7%» spiegano da Red Sintesi, il centro studi che ha analizzato per Repubblica i dati Istat. «Non solo, da quello che abbiamo potuto vedere, delle 287mila partite Iva aperte dall’inizio del 2013, 105mila sono rosa (37%) e ben 36mila sono al Sud, dove è più alto anche l’indice di propensione all’attività autonoma: nel meridione sono state aperte 16 nuove partite Iva ogni mille occupate, mentre al Nord non si arriva a 9. Una tendenza che si può spiegare con la volontà di creare lavoro dove non esiste».
Il 19% delle nuove aperture di partite Iva femminili si concentra nelle grandi città: Roma, Milano e Napoli. Commercio e riparazioni sono i settori più gettonati dalle donne che hanno deciso di mettersi in proprio (22%), seguiti da attività professionali e scientifiche (20%) e dalla sanità e assistenza sociale (13%). Ed è in quest’ultimo campo che danno il maggior contributo (62%).
Da un ulteriore approfondimento dell’indagine, Red Sintesi ha cercato di tracciare il nuovo profilo delle lavoratrici autonome in generale (senza dipendenti) durante la crisi, andando oltre l’analisi del semplice flusso delle partite Iva. Secondo i dati Istat del primo semestre del 2013 il 28% degli autonomi è donna (—7% rispetto al 2008), ha una cultura mediamente superiore all’uomo (il 38% contro il 20%) e si concentra soprattutto nel Nordovest. Il 35% delle lavoratrici autonome ha avviato l’attività dopo il 2008, quindi durante la crisi, mentre la maggioranza (il 65%) l’aveva già avviata da oltre 5 anni. Le più gettonate sono le professioni qualificate nel commercio e nei servizi (35%), seguite dalle attività intellettuali o scientifiche ad alta specializzazione (30%) e da quelle tecniche (17%). Interessante notare come sia cambiato un dato importante nel lavoro femminile: le cosiddette false partite Iva, ossia rapporti di lavoro autonomo sulla carta ma subordinato nella realtà. Oltre il 55% delle autonome non presenta vincoli di alcun genere, mentre nel 2008 la percentuale si fermava al 48. Il 13,6 delle autonome però risulta avere ancora due o tre vincoli in simultanea (orario, sede di lavoro e monocommittenza), una percentuale in diminuzione ma che nasconde ancora un’ampia zona grigia di illegalità.


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