Germania, lo psicodramma dei Verdi per la prima volta sotto il 10 per cento

BERLINO — Trauma storico per la democrazia tedesca a soli dieci giorni ormai dalle elezioni legislative federali del 22 settembre: gli eredi della parte migliore del Sessantotto, i forieri delle idee ecologiche più rivoluzionarie, non piacciono più agli elettori della Bundesrepublik. Parliamo dei Verdi, che da ventenni furono simbolo di fiducia in una politica più trasparente. Nei sondaggi di ieri, per la prima volta dal 2009 vinto da Angela Merkel alle politiche, i
Gruenen crollano sotto la soglia del 10 per cento, precipitano a un inglorioso 9 per cento che li riduce a forza a pari dignità solo con la Linke, i postcomunisti dell’est, e con i liberali (Fdp), junior partner della coalizione guidata da “Angie”.
Che fare per recuperare almeno un po’ di consensi perduti? Domanda dura, risposta quasi impossibile. Per troppo tempo, dice Manfred Guellner, capo della Forsa (uno dei più autorevoli istituti demoscopici federali), i Verdi si sono mostrati indecisi sui grandi temi. E quel che è peggio, adesso hanno scelto come tema-leitmotiv la giustizia sociale. «Errore strategico, non è un tema che li aiuta, è tema da partiti di massa, loro come partito d’opinione cresciuto devono puntare su altri discorsi, dall’ambiente alla multietnicità», aggiunge Guellner.
La disperazione regna ai vertici dei Gruenen, tra i massimi leader Juergen Trittin, Claudia Roth, Cem Oezdemir. Col no all’atomo dopo Fukushima la signora Merkel — notano i grandi giornali come la Sueddeutschee la Frankfurter— ha sottratto loro un tema costitutivo, l’addio al nucleare. E come possono reagire, loro poveri Gruenen, senza più avere al comando il carisma di capi fondatori quali Joschka Fischer o Daniel Cohn-Bendit?
Il problema dei Gruenen, suggeriscono fonti politiche d’ogni parte (Cdu come Spd), è l’assenza di temi nuovi o l’incapacità di usarli. Merkel punta su una Germania forte nel mondo e su un welfare esteso, la Spd chiede ancor più giustizia sociale per il popolo dei precari e dei mini-jobs.
Quale spazio resta a una terza forza non di destra?
Midlife crisis amara per i Verdi. Devono trovare nuove idee e il tempo stringe. Non basta più, notano (gongolando) gli strateghi dei due maggiori partiti, Cdu/Csu e Spd, darsi l’immagine di partito alternativo. Merkel ha ordinato la chiusura di tutti i reattori tedeschi dopo Fukushima e apre a coppie gay e di fatto, la Spd fa campagna con più giustizia sociale. Il primato dell’ambiente non lo mette in discussione nessuno, allora dove resta il posto per una terza forza che non sia la Fdp, il partito dei ricchi? La Linke può sorpassare i Verdi, amaro bilancio per i postsessantottini entrati al Bundestag con scarpe da jogging e jeans rotti. Lo scontro tedesco del 22 settembre, anche a causa del flop annunciato dai Verdi, sarà più importante che mai per tutta l’Europa, altro che noia.


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