Costo del lavoro, a ottobre si cambia

ROMA — Una sforbiciata al cuneo fiscale per rilanciare un’occupazione che non dà segnali di svolta. La misura — di cui si parla da tempo, e che sindacati e imprese considerano essenziale per la formazione di nuovi posti — arriverà entro la metà di ottobre e troverà copertura nella legge di stabilità. E presto per capire quanti costerà, a chi si rivolgerà e quali effetti potrà produrre: il governo sta avviando una serie di sperimentazioni per individuare — in base a quanto potrà disporre — la formula più efficace. Di sicuro, però, l’intervento si muoverà «in un’ottica pluriennale » perché «con le risorse disponibili non possiamo fare tutto nel 2014», ha precisato il ministro del Lavoro Giovannini, sottolineando che si tratterà di un «percorso che dovrà dare certezza alle imprese». Una misura strutturale, insomma.
La strada è stretta «perché dal 2015 parte l’impegno per la riduzione del debito», ma tagliare il cuneo, e quindi il costo del lavoro, è una priorità assoluta. Il cuneo fiscale e contributivo è infatti la differenza fra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente incassato dal lavoratore. Il suo peso è considerato da tutti insostenibile anche perché — come prevede la Cgia di Mestre — la pressione fiscale raggiungerà quest’anno il 44, 2 per cento del Pil (ogni italiano, bambini compresi, fra tasse e contributi pagherà 11.692 euro a testa).
Ma l’intervento di cui si parla va considerato all’interno della complessa partita fiscale: fra le ipotesi sulle quali i tecnici stanno lavorando c’è quella che prevede, appunto, uno «scambio» con il taglio dell’Iva. O meglio: un alleggerimento dei contributi Inail e previdenziali pari, per il 2014, a due miliardi, cui corrisponderebbe – considerando che solo per rinviare l’aumento dell’imposta sui consumi a gennaio serve un miliardo – il rialzo dell’Iva.
Si tratta, per il momento, solo di ipotesi: il primo incontro fra Lavoro e Finanze sulla questione si è tenuto solo qualche giorno fa e le «simulazioni, anche a livello micro, sulla distribuzione del reddito» di cui parla Giovannini sono in pieno corso. Ciò che sembra invece certo è che si tratterà di un taglio «selettivo»: potrebbe favorire le aziende che hanno fatto investimenti o quelle che, in caso di interventi sui contributi Inail, non hanno registrato infortuni sul lavoro. Neanche il sindacato, d’altra parte, vuole interventi a pioggia: «Se per taglio al cuneo fiscale s’intende quello che fece Prodi nel 2007 noi, come Cisl e Uil, non siamo d’accordo — ha detto la leader della Cgil Susanna Camusso — la priorità sta negli interventi fiscali a favore di lavoratori dipendenti e pensionati».
Il governo, allora, investì 5 miliardi, dividendone i benefici fra lavoratori e imprese: il «quanto tagliare e a chi» rappresenterà il punto centrale del prossimo intervento. L’Istat, in un’audizione alla Camera dello scorso giugno aveva fornito una sua valutazione precisa: una riduzione del cuneo fiscale pari a un punto di Pil (15 miliardi circa), se volto tutto alle imprese, produrrebbe in due anni 200 mila nuovi occupati; se invece il beneficio andasse integralmente ai lavoratori i nuovi posti sarebbero 30 mila.


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