«Illegalità nell’impunità, con frode»

L’Associazione americana dei giuristi (Aaj), accreditata presso le Nazioni unite, ha denunciato le «intenzioni imperiali del presidente Barack Obama e dei suoi alleati nel condurre una guerra contro la Siria in violazione della Carta dell’Onu, utilizzando come pretesto accuse senza conferme circa l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito siriano». I rappresentanti dell’amministrazione Usa sostengono di voler compiere una spedizione punitiva contro Assad in omaggio alla Convenzione contro le armi chimiche del 1993. Da che pulpito, però, secondo i giuristi dell’Aaj: «Gli Usa mancano di credibilità. Hanno mentito sulle armi di distruzione di massa per invadere l’Iraq, hanno usato armi chimiche come l’agente orange in Vietnam e hanno cosparso di uranio impoverito l’Iraq, la Serbia e l’isola di Vieques» (per non dire del fosforo bianco a Falluja, ndr).
I giuristi ricordano che anche «gli altri paesi» dei neo-volenterosi di guerra, Francia, Canada, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Israele, Turchia hanno partecipato in modo diretto o indiretto alle aggressioni in Iraq, Afghanistan, Libia. Per fortuna il governo italiano e il parlamento inglese si sono tenuti fuori». Inoltre quegli stessi paesi «sono già legalmente responsabili di un intervento in Siria, perché hanno sostenuto in tutti i modi i gruppi dell’opposizione armata. L’intensificarsi del conflitto, del settarismo e del fanatismo religioso possono portare a un nuovo genocidio, esteso a tutto il Medio oriente».
Per l’Aaj, un intervento armato violerà la Carta dell’Onu: «L’articolo 2(4) vieta agli stati membri il ricorso alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato; per l’art. 39 è solo il Consiglio di sicurezza a poter stabilire misure in conformità con gli art. 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali. E solo l’art. 51 permette il ricorso all’uso della forza, e riguarda il diritto alla legittima difesa individuale o collettiva nel caso di un attacco armato contro uno Stato membro dell’Onu. Ma la Siria non ha attaccato gli Stati Uniti».
E mentre in Francia il sito Le grand soir ironicamente linka al discorso con il quale nel 2003 il presidente Hollande si opponeva alla guerra all’Iraq (proprio come Obama, allora congressista), non è solo la Russia a ritenere ridicola la «pistola fumante» di Kerry. Giorni fa anche quattro funzionari dei servizi segreti Usa in condizioni di anonimato hanno detto all’Associated Press che è totale la confusione circa l’ubicazione attuale delle testate chimiche in Siria e chi le possegga e le usi (del resto, mesi fa Obama si era mostrato inquieto rispetto alla possibilità che armi chimiche finissero «nelle mani sbagliate»). L’israeliano Haaretz riporta che per Lawrence Wilkerson, ex membro dell’amministrazione Bush, Israele potrebbe aver condotto l’operazione false-flag, ai danni del nemico Assad. Il sito dell’opposizione non armata Syriatruth insiste invece che i responsabili sono un gruppo armato, che aveva già pianificato la cosa per creare il casus belli durante la visita degli ispettori Onu.
Del resto gli ispettori Onu erano in Siria anche per indagare su un attacco chimico, a Khan al Assal, del quale era accusata l’opposizione – anche secondo un rapporto ufficiale russo di 80 pagine e le parole in maggio della Commissaria Onu Carla del Ponte. C’è chi poi fa notare che Kerry parla di dati vecchi: riferisce di 1.300 morti, cioè la prima cifra buttata lì il giorno stesso dall’opposizione armata siriana insieme a video contraddittori e almeno in parte artefatti, come molti altri provenienti dalla Siria. Kerry ha inoltre usato strumentalmente come «prova del nove dei fatti e dei colpevoli» un comunicato dell’organizzazione Medici senza frontiere che infatti ha poi intimato media e potenze di non usare per fini bellici il comunicato del 24 agosto, nel quale riferiva di aver saputo al telefono (non essendo presente in loco) che alcuni centri medici intorno a Damasco avevano ricoverato oltre mille persone con sintomi neurotossici, oltre trecento i morti. Msf aveva precisato di non poter determinare né di che si trattasse né chi fosse il responsabile.


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