L’onda asiatica sulle Borse europee Mercati ancora in calo. Risale lo spread

MILANO — Le attese per le decisioni di politica monetaria degli Stati Uniti, che potrebbero portare presto a una riduzione della liquidità immessa nel sistema finanziario, stanno lavorando ai fianchi le Borse mondiali. Dopo la battuta d’arresto di lunedì in Europa, ieri è stata soprattutto la volta dell’Asia: i titoli dell’estremo Oriente, specie nei mercati emergenti, sono stati i più colpiti dalle vendite, con gli investitori che – anticipando gli effetti della decisione della Federal Reserve – hanno cominciato a ridurre le esposizioni sia sul debito sovrano sia sui titoli azionari, in particolare verso i gruppi che si sono finanziati a poco prezzo in dollari e che ora potrebbero subire pesanti contraccolpi da un rialzo dei tassi.
Ieri da Tokyo a Hong Kong passando per le borse indiane, indonesiane, thailandesi, vietnamite, il segno «meno» era il tratto comune. L’indice giapponese Nikkei ha perso il 2,63%, l’Hang Seng di Hong Kong il 2,2%, l’indiano Sen Sex l’1,7%. Di rimbalzo, e sulla scia della seduta precedente, anche l’Europa è andata male: Milano ancora tra i peggiori con -1,41%, Madrid -1,79%, Parigi -1,35%, Francoforte -0,79%, Londra -0,19 per cento.
A livello mondiale i timori – accentuati anche da scambi più ridotti a causa del periodo estivo – sono per le conseguenze di un taglio (il cosiddetto «tapering») negli acquisti di titoli del Tesoro Usa da parte della Federal Reserve, attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese. Una riduzione ancora non è stabilita ma le stime sono di un taglio di 15 miliardi al mese già da settembre. Ma al di là della cifra, è il segno che una fase di liquidità a basso prezzo sul mercato sta per finire. Non a caso anche lo spread tra titoli di Stato italiani (Btp) e tedeschi (Bund) è tornato ad allargarsi a quota 247 punti base, perché gli investitori si vanno riposizionando sui debiti sovrani più solidi (Germania e Usa) anche se meno redditizi.
Il taglio dello stimolo monetario della Fed sarà legato alle prospettive dell’economia Usa e al livello di disoccupazione, due dati che ancora non convincono del tutto gli osservatori e i rappresentanti della Fed. Per questo motivo il mercato attende oggi la pubblicazione dei verbali della seduta della Fed di luglio, per avere un’idea degli orientamenti di Ben Bernanke e degli altri governatori del sistema delle banche centrali Usa. Non dovrebbero arrivare invece contributi fondamentali dal vertice dei governatori di Jackson Hole di venerdì e sabato, data l’assenza del numero uno della Fed, del presidente della Bce, Mario Draghi e del governatore della Bank of England, Mark Carney.
Il fronte europeo è altrettanto agitato per il ritorno della Grecia sulla scena: ieri è stato il potente ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, ad ammettere per la prima volta che dopo il 2014 Atene avrà bisogno di un terzo round di aiuti concordati con Ue, Bce e Fondo Monetario (la Troika), pur escludendo un nuovo taglio del debito. «I greci hanno bisogno di arrivare ad almeno il 2020 prima di riuscire a ristabilire la sostenibilità del loro debito» – ha detto – «dovremo aiutarli ancora in modo che non debbano pagare tassi di interesse tanto alti per questa scadenza». Il tema è destinato a infiammare la campagna elettorale tedesca a poche settimane dal voto del 22 settembre in cui la cancelliera Angela Merkel si gioca la rielezione.
Fabrizio Massaro


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