Il governo: l’Europa cambi passo sui migranti

ROMA — Di fronte agli arrivi di nuovi migranti, ieri altri 80 tra egiziani e siriani sulle coste calabresi, e alla tragedia sulla spiaggia di Catania, con i sei giovani annegati, il governo alza i toni nei confronti dell’Europa. Il premier Enrico Letta «pretende» l’aiuto dell’Ue e ha annunciato di aver già concordato con il suo omologo greco Antonis Samaras, in vista del semestre di presidenza, «un cambio di passo sulle politiche migratorie».
Era stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano a chiedere sabato, subito dopo la tragedia dei sei morti, una maggiore collaborazione di «tutta l’Unione europea con i Paesi di origine dei flussi migratori», e ieri dall’Azerbaigian, dove si trova in visita di Stato, Letta ha rimarcato che «l’Italia non ha mai fatto mancare l’accoglienza ma pretende che l’Europa affronti con un altro passo questo tema, non più affrontabile con modalità casuali». Letta, a dimostrazione dell’impegno italiano, ha citato la decisione di accogliere i 102 migranti arrivati la scorsa settimana a bordo della Salamis respinti da Malta e sbarcati a Siracusa, ma il dramma del fenomeno migratorio «è tragicamente strutturale e serve un approccio diverso», con «una strategia europea di lungo periodo».
«L’Europa — ha ribadito ieri Alfano — non può sonnecchiare facendo finta che quella sia la frontiera italiana». Su queste vittime qualcuno guadagna: «È il motivo per cui noi dobbiamo fermare i mercanti di morte». Uguale appello è arrivato dal sindaco di Catania, Enzo Bianco, che ha dovuto affrontare un’emergenza attesa, perché «l’esodo può avere conseguenze gravissime». Difficile misurarsi con un tema su cui da un decennio l’Europa si divide, e che — come ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino — non può avere «soluzioni miracolose», perché chi tenta di arrivare in Italia «fugge dalla guerra o dalla povertà». La sponda Sud del Mediterraneo è «in fiamme: dalla Libia passando per l’Egitto, fino alla Siria. C’è una marea che si muove dal Sudan, dal Niger». Il punto è «far fronte nel modo più umano e legale possibile». «Era in discussione una direttiva, che però è stata ostacolata da molti Paesi — ha aggiunto Bonino — proprio perché sull’accoglienza temporanea ogni Paese vuole la certezza che sia, appunto, temporanea. Noi siamo un Paese più di transito che di destinazione, non siamo noi il sogno per questi immigrati».
In effetti se in termini di arrivi le rotte più battute, oltre alla Bulgaria, sono quelle del Mediterraneo orientale — vale a dire Grecia (37 mila arrivi via mare) e Cipro — e del Mediterraneo centrale — con Italia (15 mila nel 2012) e Malta — è la Germania, dicono i dati di Eurostat, il Paese di elezione di chi parte in cerca di speranza da Siria, Afghanistan e Somalia e come tale è potenzialmente titolare del diritto a vedersi riconosciuta una forma di protezione internazionale. Nel 2012 Berlino ha dato asilo a 22.200 richiedenti, seguita da Svezia (15.290), Gran Bretagna (14.570) e Francia (14.325). Per qualcuno il tema immigrazione va affrontato dal punto di vista della prima assistenza, per altri da quello dell’integrazione. E ciascun Paese ha interessi interni da tutelare. Il problema per il nostro ministro degli Esteri è che «queste persone rischiano di finire nelle mani di veri e propri venditori di illusioni o di morte».
Questa è anche l’angoscia di Papa Francesco, che nel viaggio a Lampedusa aveva fatto appello a «risvegliare le nostre coscienze». Il Pontefice, secondo quanto ha riferito il portavoce del Vaticano, padre Lombardi, è preoccupato dai fatti degli ultimi giorni: il viaggio a Lampedusa, ha detto, «si è dimostrato profetico sulla necessità dell’attenzione a questi problemi, che rimangono di gravissima attualità».


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