L’Ungheria di Orban: una farsa da prendere sul serio

Al pari di altrettanto scherzosi interventi di altri premier europei, tale dichiarazione ha sollevato un ingiustificato putiferio politico nei confronti della dirigenza ungherese. Che la dialettica del Capo del governo magiaro o di alcuni suoi colleghi sia stata spesso strumentalizzata al di fuori dei confini nazionali, specie in ambito europeo, è una realtà con cui i parlamentari magiari hanno dovuto fare i conti da tempo, vessati da richieste di spiegazioni di battute o di esternazioni da parte di Stati più rigidi e probabilmente privi di un analogo humour di cui non riescono a comprendere il significato. Fortunatamente ciò non ha impedito di utilizzare gli strumenti verbali e legislativi a loro disposizione per modernizzare lo Stato ungherese. Dal 2010, quando la Fidesz, il partito di Orban, vinse le elezioni, la Costituzione è stata modificata 12 volte e la nuova, entrata in vigore il primo gennaio 2012, ben 4 volte. Il fatto che non si tratti di parlamentari sfaccendati e assenteisti è dunque evidente a tutti.

Difficilmente però le macchinose strutture europee riescono a comprendere le ragioni di tali modifiche e del programma di trasformazioni che esse sottendono. Libertà, patriottismo, principi cristiani: questi sono i valori che un Orban, fiero del suo lavoro e appoggiato dagli elettori, ha rivendicato dinanzi al Parlamento europeo sin dagli inizi del 2012. “Abbiamo sentimenti cristiani, pensiamo che il sentimento di appartenenza ad una nazione sia un valore importante come il valore della famiglia” ha dichiarato Orban. “Forse ci sono molte persone in quest’assemblea che la pensano diversamente, ma credo che questo sia una valore europeo e che siamo liberi di rappresentarlo”. Un’assemblea, quella europea, dunque pregiudizialmente ostile nei confronti della leadership ungherese, laddove i valori della condivisione e del confronto appartengono al modus politico di Orban. Specie quando si parla di istituzioni dell’Unione Europea a cui, ha giustamente puntualizzato il professor Gustavo Zagrelbesky in un suo articolo su La Stampa, l’Ungheria non ha semplicemente aderito ma “ha chiesto di aderire ed è stata accolta nell’Unione Europea”. La collaborazione con l’UE, anche se spesso quest’ultima travisa le funzioni a essa assegnate dai Paesi membri e la sua azione sfocia nell’ingerenza, è dunque ricercata e voluta. Non si comprende come quindi il presidente dei liberaldemocratici al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, abbia dichiarato pochi mesi fa che “Orban gioca a guardia e ladri con l’UE e la comunità internazionale. Quando vengono proposte modifiche alla Costituzione o alle leggi costituzionali o alle leggi come quella sui media, la Commissione europea solleva critiche in merito alla compatibilità con il diritto europeo e chiede alle autorità ungheresi di non approvarle, temporaneamente, e di aprire un dialogo con la Commissione su questo. Puntualmente il Parlamento nazionale approva invece tali proposte. La Commissione quindi annuncia procedure di infrazione ed a quel punto Orban annuncia che le autorità proporranno modifiche, che poi vengono mandate alla Commissione, promettendo che saranno approvate… È perfino accaduto che il governo ungherese mandasse alle istituzioni europee traduzioni completamente errate o parziali di alcuni testi. Da quel momento le traduzioni delle leggi ungheresi vengono fatte direttamente dalle istituzioni europee. Insomma: Orban viola il principio di cooperazione leale, peraltro un obbligo previsto dai Trattati!”.

Un intervento privo di fondamenti. Dopotutto le modifiche apportate alla Costituzione lo scorso marzo non hanno che introdotto la liceità di limitazioni della libertà d’espressione se contraria alla “dignità della nazione ungherese”; la criminalizzazione dei senzatetto se dormono in strada; la decisa riduzione delle campagne elettorali dei partiti in TV; la diminuzione da 300 a 14 delle confessioni religiose che possono beneficiare di sovvenzioni pubbliche; il divieto d’espatrio per i laureati fino a dieci anni; la ridefinizione della categoria di “famiglia” che esclude le coppie non sposate, quelle senza figli e quelle omosessuali; la condanna al vecchio Partito Comunista con la possibilità di processi retroattivi anche ad attuali politici confluiti nel Partito Socialista; e infine la limitazione dei poteri della Corte costituzionale che potrà intervenire solo sulla forma e non sui contenuti delle norme, e non potrà riferirsi a disposizioni nazionali o europee in vigore prima dell’approvazione della Costituzione ungherese del gennaio 2012.

Il sistema di separazione e bilanciamento dei poteri è stato dunque finalmente “svecchiato e superato”. Inoltre Orban ha dimostrato ancora una volta di tutelare gli interessi del Paese; di esprimere “valori sani” dettati dalla devozione religiosa e dall’amore di patria; di voler costituire un governo forte, in grado di tener testa, con i suoi soli 93.000 chilometri quadrati e 10 milioni di abitanti, all’Unione Europea; di “impedire infiltrazioni di spie” o di analoghe figure volte a fare propaganda attraverso i mass media; di pensare ai giovani del Paese, disperati in uno Stato in forte crisi economica e con un tasso di disoccupazione quasi pari a quello della Grecia, dandogli “una possibilità di lavoro nel loro Paese”; di impedire inoltre “colpi di mano di giudici o di nostalgici comunisti” intenzionati a stravolgere l’ordine politico costituito. Anche la decisione del Jobbik, il terzo partito nazionale magiaro, di far consegnare la tessera di partito a un loro eurodeputato dimostra il “fermento democratico” interno allo stesso sistema partitico, indipendentemente dalle ragioni che hanno indotto a tale allontanamento, in questo caso l’aver tenuto nascosto che la nonna era ebrea.

A dispetto di queste attitudini e “buone pratiche”, l’Unione Europea punta l’indice contro l’Ungheria investendola di critiche e di inviti ad abbandonare la proprie “peculiarità democratiche” e di valori territoriali a favore di generali principi di stato di diritto, pluralismo, tutela dei diritti umani, concetti ormai privi di reale valore semantico e imposti dall’UE a mezzo mondo con forzosi ricatti politici ed economici. Le procedure di infrazione UE contro l’Ungheria per le numerose violazioni dello spirito e dei contenuti dei Trattati sono ormai avviate: io so cosa augurarmi…perché se questo è un punto di vista, non è il mio.

Miriam Rossi


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