Francia, fermato emulo di Breivik: progettava strage

Il cantante di «black metal» Vikernes all’anagrafe è Kristian, ma si fa chiamare Varg (lupo in norvegese) in omaggio all’«odalismo», la sua ideologia tra razzismo, supremazia scandinava e rifiuto delle mollezze giudaico-cristiane. I suoi seguaci sono neonazisti ma lui preferisce andare per il sottile e richiamarsi a una variante nordica, epica, occultista e pagana. In sostanza, il più grande squinternato che abbia mai calcato le pacifiche terre di Corrèze, luogo di mucche, fisarmoniche e presidenti (Chirac e Hollande). Il ministro Valls ha chiarito che l’arresto è stato deciso anche se non si conoscono «la modalità e l’obiettivo» dell’attentato, ma da tempo le autorità tenevano sotto controllo la famiglia Vikernes e hanno ritenuto che fosse venuto il momento di intervenire. «Di fronte a questo genere di individui, con le informazioni di cui siamo in possesso e quello che è successo in Norvegia, è fondamentale condurre operazioni di prevenzione e repressione», ha spiegato Valls. I precedenti di Vikernes non hanno giocato a sua favore. Negli anni Novanta uccise con 23 coltellate Oeystein Aarseth, ex chitarrista della sua band, amico fraterno poi percepito come rivale. I giudici norvegesi lo condannarono a 21 anni di carcere, lui sorrise al momento della sentenza. Dopo 16 anni di detenzione Varg Vikernes è stato rilasciato in libertà vigilata, e nel 2010 si è stabilito in Francia, sposandosi con una donna che gli ha dato tre figli (un quarto è in arrivo, Maria Cachet è stata arrestata incinta).

A preoccupare le autorità francesi è la vecchia amicizia di Vikernes con Anders Breivik, l’autore del massacro di Oslo e Utoya il 22 luglio 2011: il «conte Grishnackh» forse progettava di colpire tra pochi giorni, nell’avversario di quell’orrore (77 morti). Prima di compiere la strage, Breivik inviò il suo delirante manifesto «per l’indipendenza dell’Europa» a 500 persone, tra le quali Vikernes. Nelle 1.518 pagine di quel testamento la Francia ricopre un ruolo fondamentale, perché è vista come la nazione che più avrebbe abdicato alla propria «purezza europea» permettendo la nascita di «centinaia di ghetti dove si segue la sharia e non la legge francese». Nel documento di Breivik la Francia o i francesi sono citati 548 volte, più della Germania (457 citazioni), della Norvegia (422) o di qualsiasi altro Paese. Il sospetto è che Vikernes si sia stabilito in Francia con l’idea di colpire la nazione ai suoi occhi più colpevole, anche se sul suo sito e nelle interviste radiofoniche Vikernes si è talvolta abbandonato a distinzioni dottrinarie rispetto all’amico Breivik: per lui i veri nemici, più che i musulmani, sono ebrei e cristiani.

Stefano Montefiori


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