Cancellato il carcere preventivo anche per il finanziamento illecito

ROMA — Adesso toccherà alla Camera dei deputati correggere la rotta. Perché, per adesso, è saltato tutto. Saltata la carcerazione preventiva per il reato di stalking. E, con essa, saltato il carcere per finanziamento illecito ai partiti, per chi rende falsa testimonianza di fronte ai pm e anche per i reati di favoreggiamento e contraffazione. E tutto per un emendamento al decreto «Svuota carceri», approvato dalla commissione Giustizia e poi dall’aula del Senato, che ha innalzato da quattro a cinque anni le pene dei reati per cui è possibile la custodia cautelare in carcere.
Ma è bastato il colpo di spugna sul reato di stalking a provocare, tanto nel Pdl quanto nel Pd, un’autentica levata di scudi tanto contro l’emendamento quanto contro colui che l’aveva firmato, il senatore Lucio Barani, del gruppo «Grandi autonomie e libertà», in cui ha trovato riparo una piccola pattuglia di parlamentari eletti col centrodestra.
«Quella effettuata al Senato sul decreto carceri in merito al reato di stalking è una modifica aberrante», ha messo a verbale Mara Carfagna. Non solo. «Alla Camera», ha aggiunto l’ex ministro delle Pari opportunità, oggi portavoce del gruppo pidiellino a Montecitorio, «presenterò una modifica affinché anche per gli stalker scatti la custodia cautelare. Le tragiche vicende di cronaca degli ultimi giorni, evidentemente non sono sufficienti per far comprendere a certi legislatori la gravità sociale del problema».
Il primo dei legislatori a cui la Carfagna indirizza il suo j’accuse, e cioè il presentatore dell’emendamento Barani, non solo difende il testo. Ma contrattacca. «Quella contro la carcerazione preventiva è una battaglia di civiltà. A oggi, che io sappia, non c’è nemmeno uno stalker in custodia cautelare. E noi non possiamo punirne cento per educarne uno». Per Barani, insomma, la soluzione è «aumentare le pene per il reato di stalking». Una linea che ha il disco verde anche del capogruppo del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, Enrico Costa: «Il tetto per la custodia cautelare non si tocca». 
Il rischio che il dossier provochi un cortocircuito tra i berlusconiani è per il momento scongiurato. Anche perché Costa e Carfagna, insieme ai colleghi Sisto e Chiarelli, presentano un emendamento che innalza da quattro a cinque anni le pene per il reato di stalking. Il rischio, semmai, è che il cortocircuito ci sia all’interno della maggioranza. Anche perché, nel Pd, Walter Verini ha annunciato una serie di «emendamenti al decreto carceri» che riportino a galla il «testo originario del governo». E che facciano tornare a 4 gli anni di pena collegati a reati per cui sarà ancora possibile la carcerazione preventiva. 
È come se una miccia avesse acceso l’ennesimo scontro in Parlamento. «Impensabile che non ci sia la custodia cautelare per lo stalking», dice dal Pdl Gabriella Giammanco. «Lo Stato si schieri con le vittime degli stalker», le fa eco la collega Annagrazia Calabria. E Carlo Giovanardi va oltre: «L’unica vera forma di salvezza per la potenziale vittima è l’avvio di un programma di protezione». 
Tommaso Labate


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