Scarano, rogatoria sui conti dello Ior. Palla al Vaticano

Tra pochi giorni la rogatoria su Nunzio Scarano sarà sul tavolo del ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri. La Procura di Salerno sta preparando una richiesta ufficiale di informazioni sui conti correnti del monsignore. Il pm Elena Guarino vuole capire da dove provenissero i 580 mila euro giacenti sul conto dello Ior del monsignore e poi trasformati in assegni circolari nel 2009 per pagare il rientro di un mutuo senza scoprire la fonte dei fondi. In passato le risposte date Oltretevere sono state vaghe e reticenti, chissà se questa volta dopo l’arrivo di papa Francesco la banca del Vaticano aprirà davvero i suoi forzieri segreti allo Stato italiano. Il dubbio non turba i giornali italiani. Per loro, il Vaticano è ormai diventato uno Stato manettaro deciso a fare della trasparenza bancaria il suo Vangelo. “Papa Francesco fa arrestare i furfanti vaticani”, titola in prima pagina il Giornale, trasformando monsignor Scarano nella prima vittima della Santa Inquisizione bancaria del papa argentino, senza tenere conto che la richiesta di arresto risale ad alcuni mesi fa. Mentre il Corriere della Sera lascia a Massimo Franco il compito arduo di giustificare il titolone: “Perché Bergoglio ha deciso una riforma radicale”. Il vaticanista di via Solferino lancia il sasso vagheggiando un “via libera in codice di Bergoglio alla magistratura italiana”. Salvo poi ritirare la mano perché “è un’esagerazione”.
IL FATTO è però che, nonostante i peana della stampa nazionale, in Vaticano le cose vanno in tutt’altra direzione. Il Vaticano non ha ancora predisposto per esempio la legge che dovrebbe restituire alla sua autorità anti-riciclaggio, Aif, i poteri che le furono scippati da un decreto del gennaio 2012. Anche il rapporto sui progressi promessi in sede di anti-riciclaggio europea, che gli ispettori di Moneyval aspettavano a luglio, è stato rinviato a dicembre. A seguire il dossier sono sempre gli stessi uomini, a partire da Jeffrey Lena, un avvocato americano vicino allo Studio Grande Stevens che non è mai stato un alfiere della trasparenza verso lo Stato italiano. Papa Bergoglio ha istituito una commissione di inchiesta sullo Ior ma il suo segretario è monsignor Peter Bryan Wells, assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, che è sempre stato un fautore della linea del cardinale Tarcisio Bertone, poco collaborazionista con le autorità italiane. Dopo le prime notizie sull’indagine di Salerno che coinvolgeva monsignor Nunzio Scarano, il contabile dell’Apsa è stato sospeso dall’incarico e l’Autorità di informazione finanziaria ha chiesto informazioni allo Ior. Ebbene, al Fatto risulta che le informazioni giunte finora al-l’autorità anti-riciclaggio sono incomplete e poco soddisfacenti. Sono poche le cose cambiate davvero nella finanza vaticana. A capo dello Ior e della stessa Aif ci sono due stranieri, il tedesco Ernst Von Freyberg e lo svizzero René Brulhart, che guadagnano moltissimo, 35 mila euro al mese Brulhart, ma sono a Roma solo un paio di giorni a settimana. Forse per questo non hanno ancora messo insieme un dossier completo nemmeno su un caso scandaloso come quello del monsignore salernitano. La rogatoria, o meglio la risposta che lo Stato Vaticano darà alle richieste che saranno inviate nelle prossime settimane dal nostro ministero degli esteri, sarà il vero banco di prova dell’era Bergoglio. Se lo Ior e la Segreteria di Stato consegneranno davvero alle autorità italiane la contabilità completa dei due conti di Scarano, quello personale e quel “Fondo Anziani”, allora si potrà davvero dire che la Santa Sede ha voltato pagina. Altrimenti è l’ennesima cortina fumogena per coprire quello che accade davvero nei forzieri della Città del Vaticano. Bisognerebbe rileggere oggi i titoli del Corriere della Sera nel 1993-1994 per capire che è bene non fidarsi. Il Corriere allora parlava di “Insperato miracolo” e di “glasnost” quando lo Ior rispondeva alle rogatorie del pool di Milano sulla mazzetta Enimont. Si è scoperto solo nel 2009 grazie al libro “Vaticano Spa” di Gianluigi Nuzzi che la Santa Sede forniva informazioni monche e bugiarde con la consapevole collaborazione dello studio legale Grande Stevens, lo stesso che tuttora segue la Segreteria di Stato.
A CAPO dello Ior oggi ci sono il direttore generale Paolo Cipriani e il vicedirettore Massimo Tulli. Il numero uno e il numero due della banca del Vaticano restano al loro posto nonostante siano indagati della Procura di Roma dal 2010 per violazione delle norme anti-riciclaggio. Né il vecchio né il nuovo pontefice hanno pensato di rimuoverli. Ora si scopre che monsignor Nunzio Scarano parlava spesso con Tulli, anzi Massimo, come lo chiamava dandogli del tu. Scarano vanta entrature nella direzione generale e al telefono con il broker Giovanni Carenzio spiega come farà a spostare 30 mila euro velocemente: “Te li faccio partire dal Vaticano, perché è l’unico modo celere che ho. Faccio la firma, dal direttore generale, mi porta questa persona che gentilmente si presta, e basta”. I finanzieri del Nucleo di Polizia Valutaria comandato dal generale Giuseppe Bottillo hanno intercettato molte telefonate che sono riportate nel-l’ordinanza di arresto con molti omissis. Chissà se la Procura si interesserà anche di qualche funzionario dello Ior. Al Fatto risulta che lo Ior non ha effettuato nessuna segnalazione di operazione sospetta sul conto di Scarano. La Procura di Roma non ha chiesto l’arresto di Scarano per riciclaggio ma per corruzione dell’agente dei servizi segreti Giovanni Zito, pagato perché riportasse i 20 milioni in Italia dalla Svizzera con un aereo privato. Solo se anche la Procura di Roma contestasse il riciclaggio, come quella di Salerno, si aprirebbe un nuovo scenario investigativo anche sugli eventuali complici del riciclaggio dentro le mura leonine.


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