Giornali, la Fiat brucia 120 milioni di euro

Milano Bella domanda”, aveva risposto a denti stretti l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, il 9 aprile al giornalista del Fatto Quotidiano che gli chiedeva se in Italia convenga investire sull’editoria, piuttosto che sull’automobile. Il tema era, allora come oggi, la partecipazione del Lingotto all’aumento di capitale di Rcs, il gruppo che edita il Corriere della Sera. Dopo meno di tre mesi la posizione della Fiat sull’auto è cambiata poco, anche perché c’è ancora pendente la trattativa oltreoceanica sul prezzo da pagare per rilevare la quota di Chrysler ancora in mano al fondo del sindacato dei metalmeccanici Usa. Il cui esito, viste le cifre in gioco, avrà ripercussioni sui piani di tutto il gruppo.
Sul fronte dell’editoria, invece, le cose stanno cambiando rapidamente per il Lingotto che venerdì scorso, proprio mentre la Fiom di Maurizio Landini tornava ad attaccare la progressiva “scomparsa” del gruppo dalla Penisola, annunciava la scalata al Corriere della Sera con un consistente rilancio degli investimenti sulla carta stampata. Un settore tanto amato, quanto caro, visto che sta già costando parecchio al gruppo torinese. Tra Corsera e Stampa, infatti, il conto pagato negli ultimi 12 mesi è già salito ben oltre quota 120 milioni di euro, mentre l’ultimo bilancio della casa, quello del primo trimestre 2013, ha evidenziato un crollo degli utili a 31 milioni di euro – cioè 231 milioni in meno del 2012 – e un debito che in soli tre mesi è lievitato di oltre 800 milioni a quota 10,412 miliardi di euro. Naturale, quindi, lo stupore suscitato dall’ultima mossa dell’erede di Gianni Agnelli, lo stesso che nel 1984 aveva partecipato da protagonista a quello che avrebbe dovuto essere il salvataggio del primo quotidiano italiano dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano giustificando l’ingresso in via Solferino con il fatto che gliel’avevano chiesto, quindi quasi per rendere un servizio al Paese.
Giorgio Airaudo, che da ex numero uno dei metalmeccanici auto della Fiom conosce bene sia la Fiat che gli Agnelli e Sergio Marchionne dice: “Mi sembra che voglia coprirsi la ritirata. Mentre la politica l’ha in un modo o nell’altro assecondata, la Fiat in questi anni ha patito molto l’opinione pubblica italiana che non è riuscita a convincere”. Airaudo, oggi parlamentare di Sel, aggiunge: “Che si preoccupi della stampa, quindi, non mi stupisce affatto. Tanto più se si tratta del Corriere della Sera che le ha dato non pochi problemi. E poco conta che la penna più critica, Massimo Mucchetti, si sia data proprio alla politica, i principali detrattori anche in via Solferino, restano”. Come Diego Della Valle che negli ultimi tempi non ha fatto mancare i suoi strali anche alle scelte industriali dell’erede dell’Avvocato e del suo manager di fiducia. Ed è per giunta lo stesso Della Valle a sostenere che l’operazione Rcs è destinata ad ben più costosa di quanto non sembri se l’editrice perseguirà la strada tracciata dal tandem Fiat-Mediobanca supportato da Intesa. “Gli obiettivi del piano Rcs pudicamente chiamato di sviluppo oltre ad essere già difficilmente raggiungibili risultano chiaramente irrealizzabili alla luce dei risultati del primo trimestre”, aveva chiaramente dichiarato il 30 maggio scorso ai soci Rcs in assemblea il rappresentante dell’imprenditore marchigiano, Sergio Erede, facendo chiaramente intendere che così facendo secondo i suoi consulenti si arriverà a breve a nuovi esborsi da parte dei soci per evitare di arrivare in Tribunale. Allungando così il potenziale conto di soci come la Fiat che sul quotidiano sta puntando 93 milioni di euro che si aggiungono ai 35 milioni appena versati nell’Editoriale La Stampa in conto capitale. Senza quel versamento che è stato quasi tutto mangiato dalle perdite 2012 (circa 27 milioni), del resto, l’editrice del quotidiano di Torino che in cinque anni ha perso 45,8 milioni di euro, difficilmente avrebbe potuto garantirsi la continuità aziendale nonostante la fusione tra Itedi e l’Editoriale La Stampa abbia portato un benificio finanziario di 13 milioni.


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