«Nozze gay, un milione di no» Prima la marcia, poi gli scontri

by Sergio Segio | 27 Maggio 2013 5:58

PARIGI — Il finale, appena prima della Marsigliese, è affidato come sempre al karaoke di Non, je ne regrette rien di Edith Piaf, le parole modificate scorrono sui maxischermi e i 150 mila — un milione secondo gli organizzatori — cantano nella spianata des Invalides: «No, niente di niente, no, non cederemo niente: è suo padre e sua madre che un bambino deve conoscere su questa Terra». L’ultima manif pour tous, la manifestazione contro il matrimonio degli omosessuali e soprattutto contro la loro possibilità  di adottare, si conclude. Pacificamente. Più tardi, come ormai è tradizione, entreranno in azione gli estremisti a volto coperto che anche ieri sera hanno sfidato la polizia con pietre, bastoni e bandiere con le croci celtiche.
Prima, in un pomeriggio senza incidenti, la Francia conservatrice, cattolica e di centrodestra (con eccezioni) si era mobilitata ancora una volta contro quella che nel frattempo è diventata la legge Taubira, passata indenne al vaglio del Consiglio costituzionale e già  promulgata dal presidente della Repubblica. Centinaia di migliaia di francesi sono scesi in piazza per oltre sei mesi — ieri c’era pure un asino, con la scritta «ho votato Hollande» — ma dopodomani, a Montpellier, Bruno e Vincent si sposeranno. La prima coppia dello stesso sesso a farlo in Francia, il 14° Paese a rendere legale il matrimonio omosessuale.
E allora, perché ancora una manifestazione? «Anche se la legge è in vigore lotteremo sempre contro questa idiozia, le leggi ingiuste vanno combattute», dice Jean Frachon, trentenne accompagnato dalla moglie e da un figlio in passeggino al quale è attaccata una delle tante bandiere francesi; un amico mostra lo striscione «Discendiamo da Adamo ed Eva, non da Adamo e Yves». Slogan che spiega perché tante gente è scesa in piazza ed è pronta a farlo ancora: in gioco, secondo loro, non c’è tanto la possibilità  di Bruno e Vincent di sposarsi, ma la scomparsa di un mondo. Quello in cui si nasce uomo o donna, e grazie a questo si è destinati a fare figli «secondo natura».
In questa visione — all’antica secondo gli altri, autoevidente per chi manifesta — non c’è posto per la teoria di genere, per una visione culturale e non naturale della filiazione, e quindi per bambini cresciuti magari da due mamme; non c’è spazio per la fecondazione assistita né tantomeno per l’utero in affitto, che saranno i prossimi terreni di scontro.
Ieri in Francia era la festa della mamma, ma gli striscioni la definivano «l’ultima»: come se permettere a un bambino senza genitori di venire adottato da due papà  portasse alla scomparsa universale della madre. «Combatterò sempre, per nostro figlio», si legge sul manifesto di una ragazza: come se qualcuno volesse impedire di essere mamma a lei, e non consentire ad altre di diventarlo.
Lontano dal cuore della manifestazione alcuni estremisti di destra sono saliti su una terrazza vicino al Partito socialista e hanno esposto lo striscione «Hollande dimettiti», e altri con il cranio rasato davanti all’Opéra esponevano foto di scimpanzé con la scritta «Matrimonio anche per lui?». Secondo la polizia «400-500 giovani violenti» hanno innescato gli scontri fino a tarda notte sotto la Torre Eiffel: bottiglie e pietre in direzione di agenti e giornalisti, un fotografo ferito, cariche di poliziotti e gas lacrimogeni, cento arresti. Violenze ai margini, mentre le famiglie che agli Invalides gridavano «tutti nati da un padre e da una madre» rappresentano una delle anime della Francia. Continueranno a farsi sentire.

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