Le signore della competenza

È molto soddisfatto della sua brillante innovazione. Non tanto per poter dire sbuffando ecco qua la tanto strombazzata quota rosa, quanto per il coraggio di avere scelto delle persone che sia pure di sesso femminile, quindi soggette a virile diffidenza, sono (quasi) di sicuro competenti: almeno come gli altri uomini di solito inchiodati alle poltrone di potere, e alcune molto di più: certamente più di una buona parte dei 14 colleghi che tenteranno assieme a loro ciò di cui un paese estenuato, avvilito e arrabbiato ha urgente bisogno, un governo sia pure di emergenza; e quasi quasi non ci sperava più, e del resto non si è ancora del tutto sicuri, televisioni e Internet già  traboccano, inseguiti dai reporter, di esagitati sconosciuti o ben noti, che analizzano, deprecano, sghignazzano, profetizzano e magari hanno ragione, ma si vorrebbe almeno un po’ potersi illudere, sperare; se non altro perché certi personaggi terrorizzanti sono rimasti a casa, sostituiti da persone poco conosciute quindi per ora senza peccato, più giovani quindi forse meno intrallazzati, e appunto da ben sette signore, cui si affida il duro compito di essere davvero brave.
Eccole, la Bonino, ogni tanto proposta del tutto inutilmente come possibile presidente della Repubblica, agli Esteri, la Cancellieri, già  ministro dell’Interno con Monti, alla Giustizia, la Lorenzin talvolta sottosegretaria, alla Salute, la Di Girolamo alle Politiche agricole e alimentari, la Carrozza, ex rettrice poi docente di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, all’Istruzione, Ricerca e Università , la Idem, italiana di origine tedesca, ex campionessa olimpica di canoa, 38 medaglie sportive, alle Pari Opportunità  e allo Sport, l’italiana Kyenge, medico di origine congolese, all’Integrazione. La più giovane è la Di Girolamo, 39 anni, la più matura è la Cancellieri, 70 anni: come collocazione politica, una è radicale, una montiana, due pdl, tre pd. È consolante pensare che le signore siano state scelte come si fa con gli uomini, per la loro appartenenza politica, ma soprattutto almeno per quasi tutte, per il percorso professionale della loro vita, per il talento, il carattere, la capacità  appunto la competenza, come senza offesa, non si fa sempre con gli uomini.
Certo, malignamente si potrebbe pensare che per qualche dicastero si è scelto una donna per sbarrare il passo a certi ormai inguardabili politici che in questi giorni l’informazione ha accanitamente segnalato, innervosendo e avvilendo tanti che non li sopportano più. Insomma, attaccando una donna, si fa sempre brutta figura, e pareva che solo Grillo ne avesse dette di ogni colore sulla Bonino, del resto come fa con tutti, e che il Pdl non gradisse la Cancellieri, però all’Interno, da cui infatti è stata spostata (alla Giustizia) per far posto al buon Alfano da cui ci si aspetta, se il governo andrà  avanti, anche come vice premier, ogni cortesia al Cavaliere; che misteriosamente per ragioni sue, forse di immagine, ormai si veste solo di blu Savoia, così lo si vede subito. Invece nella trappola tesa con sapienza da Enrico Letta, è subito caduta la Lega, già  all’opposizione: che ha ritenuto uno schiaffo ai lumbard la nomina di Cècile Kyenge, bella signora modenese di 48 anni, di colore, e giù quindi improperi e minacce da parte del solito corrucciato e noioso Salvini, per l’insulto al popolo maroniano, di un ministro italiano “abbronzato” e soprattutto troppo competente sui diritti degli immigrati e quindi sull’integrazione: annunciando che i governatori del Nord faranno argine, non si sa a che. Comunque, prima gli italiani! Come appunto è la signora Kyenge. Poi alla fine, un’altra piccola soddisfazione femminile: le ministre di questo governo, non sono come quelle che in parlamento, al governo, nei consigli regionali del passato, erano tutte giovani, coi tacchi a spillo, il seno esposto, le belle gambe, la boccona rifatta e il talento da show girl: adesso ce ne è di ogni età , di ogni corporatura, di ogni tipo di abbigliamento; almeno fisicamente, rappresentano davvero tutte le donne italiane.


Related Articles

Fallimento morale e antropologico

QUESTIONE DEMOCRATICA
La governatrice del Lazio ha rassegnato le dimissioni. Tanto doverose quanto insufficienti per sanare una democrazia ferita. Al punto che l’idea stessa di rappresentanza suona ironica. Oggi la casta è sinonimo di separatezza, oltre che di corruzione. Nei suoi comportamenti si manifesta la malattia terminale di un sistema politico in sfacelo. Fallimentare sul piano dei risultati materiali e impresentabile sul terreno morale e «antropologico».

L’insostenibile leggerezza dei vecchi poteri forti

“Ma davvero sembro Forrest Gump?”. Si narra che Sergio Squinzi ponga la domanda a più di un interlocutore da quando ha saputo del nomignolo che gli hanno affibbiato per la sua aria un po’ stralunata, che ricorda Tom Hanks nel famoso film. A parte la lodevole autoironia, il presidente della Confindustria ha a che fare con il declino dell’organizzazione degli industriali, che fa da contrappunto al generale smarrimento di quel poco di capitalismo italiano che c’è, di fronte alla baraonda della politica e alla crisi economica.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment