Immigrati, Maroni contro la Kyenge “Alfano dica se vuole lo ius soli”

 MILANO — La Lega attacca il neo ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge: «Non è italiana». E chiede l’intervento del vicepremier Angelino Alfano: «Dica esplicitamente cosa ne pensa». Al leader del Carroccio Roberto Maroni non sono piaciute le prime affermazioni del neo ministro, che si è detta a favore dello “ius soli” e contro la legge Bossi-Fini. «Non ho nessun problema con lei, ma non mi piace ciò che dice» si affretta a precisare il governatore della Lombardia che ieri ha riunito i suoi per decidere la posizione del partito in occasione del voto di fiducia al nuovo governo. Il segretario della Lega Lombardia Matteo Salvini getta benzina sul fuoco. «Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro per l’Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità 
e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri». Poi, aggiunge quasi a sfidare il neomini-stro: «Venga in alcune città  del Nord a vedere come l’immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno argine, nel nome del ‘prima i residenti, prima gli italiani’». L’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio va giù ancora più duro: «Con un simile governo “bonga bonga” — dice — c’è da comprendere coloro che, potendo, stanno lasciando l’Italia». Indicando nella nomina «dell’immigrata congolese a ministro della Repubblica la ciliegina sulla torta di un governo marchiato dall’ideologia mondialista del premier targato Bilderberg- Trilateral».
Cecile Kyenge va avanti per la sua strada. «Le polemiche sulla mia nomina? Non sono un problema mio, la legge parla chiaro, chi ha la cittadinanza può essere eletto. Dico no a politiche di contrapposizione, cerco un terreno condiviso per una nuova coesione sociale. Più che mai l’Italia deve recuperare valori come solidarietà  e accoglienza». Ed è felice per l’endorsement di Mario Balotelli. «Mi fa piacere, in questo momento l’Italia ha bisogno di esempi concreti e positivi per far vedere che ormai è una società  meticcia, mista e bisogna prenderne atto».
Tornando alla Lega, la delusione c’è e sembra chiudere la porta all’ipotesi di votare la fiducia. Il governatore del Piemonte Roberto Cota definisce il nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta «a trazione
meridionale». Il capogruppo al Senato Massimo Bitonci parla di «Nord nettamente sotto rappresentato». Tanto che Maroni pronostica che il governo «non avrà  vita lunga». Perché nonostante
l’apertura di credito che il Carroccio aveva fatto nelle ultime ore «sono stati fatti passi indietro ». Tanto che sembra sfumata l’idea di un possibile appoggio esterno. Anche se il Carroccio lascia
aperto ancora uno spiraglio, se il premier Enrico Letta nel suo discorso sulla fiducia citasse espressamente i tre cavalli dell’ultima campagna elettorale leghista: la nascita di una macroregione
del Nord, il 75 per cento delle tasse sul territorio e una Convenzione per le riforme. Maroni lo dice chiaro: «Se non citerà  espressamente queste tre cose, voteremo contro». Del resto, del nuovo
esecutivo il leader del Carroccio salva solo Angelino Alfano, Maurizio Lupi e Graziano Delrio. «Il resto — taglia corto — mi pare piuttosto
deludente».


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