Grillismo e crisi del bipartitismo, la Spagna si scopre un po’ italiana

BARCELLONA. Il 60% degli spagnoli si sente vicino all’affermazione che «l’economia di mercato (o capitalismo) genera diseguaglianza e malessere per la maggioranza dei cittadini». Se sono realistici i risultati di un’inchiesta della Cadena Ser, il principale network spagnolo (del gruppo del Paà­s) e basata su 1000 interviste (errore circa il 3%), la distanza fra la classe politica spagnola e i cittadini è sempre più grande.
L’anelito rivoluzionario degli spagnoli non è però l’unico elemento dirompente. Secondo l’inchiesta, circa un terzo (36%) dichiara di aver partecipato nell’ultimo anno a una manifestazione o altro tipo di protesta e un altro 43% dichiara di essere pronto a farlo. La stragrande maggioranza dei manifestanti ha partecipato a proteste per i tagli (72%) o per la difesa della sanità  e dell’istruzione pubblica (75%), battaglie comuni in tutti i paesi ostaggio della Troika.
Non sorprendentemente, i movimenti di base godono di un grande sostegno: il 67% valuta «bene» o «molto bene» il movimento 15M (un giudizio «negativo» o molto «negativo» lo dà  solo il 9%); la Piattaforma vittime dei mutui, la Pah, protagonista per la battaglia contro gli sfratti e per cambiare l’ingiusta legge ipotecaria spagnola, gode di ben il 75% dei consensi. Il 49% appoggia la «marea bianca», il movimento in difesa della sanità  pubblica a Madrid (ma il 35% dice di non conoscerli), mentre il 65% appoggia le «vittime delle preferentes» i prodotti finanziari truffaldini che le banche hanno venduto a ignari anziani e piccoli risparmiatori, che hanno visto sfumare i risparmi di una vita. Solo poco più di un cittadino su sei (18%) valuta positivamente i sindacati, mentre il 53% riserva loro un giudizio negativo. La Caritas, grazie alle sue sempre più indispensabili mense sociali, continua a mantenere il 73% di popolarità .
In un sistema politico che non è in grado di rappresentare le istanze popolari, in cui la maggioranza politica del Partido popular al potere non è mai stata così lontana dalla maggioranza sociale, e in cui i cittadini non possono scegliere i loro rappresentati (si votano liste bloccate), come far sentire la propria voce? La risposta degli spagnoli è comunque piena di speranza: con l’affermazione «La protesta sociale è uno strumento efficace per ottenere che i rappresentanti politici si correggano» si dichiara d’accordo il 64% del campione. Il 36% ritiene le proteste sociali «inutili». Fra gli strumenti di protesta più quotati svetta al primo posto con il 59% dei consensi il tanto vituperato escrache pacifico, la «segnalazione» pubblica dei politici colpevoli di non volere una legge che difenda le vittime dei mutui (infatti il Pp ne approverà  domani una senza accettare neppure un emendamento). Un ulteriore 9% si dice d’accordo anche con escrache più incisivi, per esempio perseguitando anche i familiari dei politici. A una certa distanza segue la partecipazione in una concentrazione non autorizzata (27%) e la disobbedienza civile con il 23%.
Anche in Spagna sembrerebbero esserci germi del grillismo. Il 57% ritiene che «la democrazia potrebbe funzionare senza partiti politici, mediante piattaforme sociali» elette dai cittadini (ma che «la democrazia, con tutti i suoi difetti, è il miglior sistema possibile» lo pensa solo un preoccupante 61%). E come vanno confermando tutti i sondaggi, il bipartitismo è arrivato al capolinea anche in Spagna: «è meglio un sistema con più partiti piccoli» pensa ormai un 87%.


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TRA I DUE ESERCITI DIVISI DAL NILO

  IL CAIRO. IL VENERDI della “collera”, decretato dai Fratelli musulmani, è cominciato sul ponte 15 maggio, tra le due sponde del Nilo. È là che ci sono stati i primi morti, per quel che mi è capitato di vedere. Ingrossato dai fedeli usciti dalle moschee, dopo le preghiere del venerdì, il corteo islamista proveniente dai sobborghi nord orientali era diretto a piazza Ramses, nel cuore della capitale, dove era prevista una grande manifestazione.

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