L’Italia davanti alla Corte suprema “L’ambasciatore rischia il carcere”

LO SCONTRO fra Italia e India sul mancato rientro a New Delhi dei due marò del battaglione San Marco entra in una settimana decisiva. Oggi alle 10,30 la Corte Suprema indiana chiederà  all’ambasciatore d’Italia Daniele Mancini (o ai suoi avvocati se lui non si presenterà  in tribunale), di spiegare formalmente perché l’Italia non rispetta il patto che lui stesso aveva firmato. Era l’impegno a far rientrare i marò in India dopo un mese di “permesso elettorale”.
L’ambasciatore è protetto dalla Convenzione di Vienna, che vieta qualsiasi possibilità  di arrestare un diplomatico regolarmente accreditato. Ma dal momento che
Mancini ha firmato personalmente l’impegno, molti legali e commentatori indiani ritengono che l’immunità  possa essere tranquillamente sospesa. Una prospettiva imbarazzante, politicamente “violenta”, ma che l’India è chiaramente in grado di attuare. Fra i più accaniti contro l’Italia è proprio quello che fino alla settimana scorsa era l’avvocato difensore dei marò, il principe del foro Harish Salve. Dopo aver rinunciato indignato all’incarico perché l’Italia non lo ha consultato in questa «che è una insostenibile offesa alla Corte Suprema» (con i giudici lui naturalmente deve continuare a lavorare), Salve ha moltiplicato le interviste contro l’Italia.
Nell’ultima conferma che «teoricamente » i giudici possono ordinare l’arresto di Mancini: «Dipende da come vorranno regolarsi. Ma se vogliono possono mandarlo in carcere», perché il diplomatico si sarebbe «sottratto alla protezione dell’immunità  diplomatica accettando di entrare in un processo regolato dalla giurisprudenza indiana ». La Corte potrebbe invocare l’articolo 32 della stessa Convenzione di Vienna che prevede casi di sospensione dell’immunità  diplomatica, per limitare il contenuto dell’articolo 29 che invece prevede che «la persona dell’agente diplomatico è inviolabile» e che «non può essere sottoposto ad alcuna forma di arresto o di detenzione».
La Farnesina non comunica quali saranno i punti di difesa italiana, che invece vengono anticipati (ma non si possono verificare) dalla tv Times Now: è un piano abbastanza generico, che in sostanza fa leva sulla tesi della «assoluta inviolabilità  dell’immunità  diplomatica » dell’ambasciatore e sul fatto che Mancini nella vicenda «non ha responsabilità  personale» perché «è stato il firmatario della garanzia solo in quanto rappresentante del governo italiano in India».
A Roma intanto iniziano ad emergere perplessità  sulla scelta italiana di non rispettare il patto con la Corte Suprema indiana; un appello firmato da una Associazione Italia-India chiede al presidente Napolitano e a quello indiano Pranab Mukherjee di intervenire per trovare una mediazione, una soluzione politica alla contesa. Napolitano di fatto ha avocato a sé il controllo del caso quando sabato ha convocato al Quirinale i ministri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia. Ma per tutti ormai sarà  difficile fare quello che gli indiani nei prossimi giorni chiederanno con foga sempre maggiore: far rientrare a Delhi i due marò.


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